SEZIONE G

C Cavoli (Brassica spp.) e, o nni n oni. ). ti no ol si ti c ie i. o n ne, o. e aà e A: a- uni o umi a ne e, f G 275 sviluppano una massa citoplasmatica (plasmodio), che aumenta in maniera abnorme il volume cellulare, coinvolgendo anche le cellule vicine, con conseguente formazione di masse tumorali. In seguito i plasmodi si frazionano in elementi sferici, che costituiscono le spore durevoli. Le infezioni avvengono in presenza di un elevato contenuto di acqua nel terreno, con temperature comprese fra 9 e 30 °C (optimum intorno a 20), e sono favorite da terreni acidi, ricchi di potassio e poveri di calcio. La diffusione in campo della malattia si realizza tramite acqua contaminata e il trapianto di piantine infette. DIFESA: è basata sulla prevenzione, attraverso l impiego di piante sane, la correzione del pH del terreno (es. attraverso calcitazioni), la ridotta concimazione potassica, la coltivazione in terreni sani, l uso di varietà resistenti. Nel caso di terreni infetti si può ricorrere al trattamento con fumiganti oppure a rotazioni di almeno 6-7 anni. Peronospora* (Hyaloperonospora parasitica, syn. Peronospora parasitica; Oomycota). Può colpire varie crucifere coltivate e spontanee. Si manifesta sulle foglie con macchie giallastre, angolose, delimitate dalle nervature, in corrispondenza delle quali sulla pagina inferiore si sviluppa una muffa bianco-grigiastra. Le foglie colpite ingialliscono e cadono. Su cavolfiore l infiorescenza abortisce o ne viene bloccato lo sviluppo. Gli attacchi possono avvenire precocemente anche sulle foglie cotiledonari o sulle prime foglie vere, determinando la morte della pianta. Il patogeno presenta diverse razze fisiologiche, specializzate per le diverse crucifere. Le infezioni avvengono soprattutto nel periodo autunnale, favorite da piogge e rugiade e da temperature non elevate (10-15 °C l intervallo ottimale). La conservazione invernale del patogeno avviene attraverso micelio, conidi e oospore sui residui vegetali. DIFESA: deve riguardare in particolare le prime fasi di coltivazione e prevede il ricorso a interventi sia di tipo indiretto che diretto. Fra i primi si ricordano l arieggiamento degli ambienti protetti, la distruzione dei residui colturali infetti; i secondi consistono in interventi sulle piante con antiperonosporici (es. rameici, mancozeb, azoxystrobin e altri, con disponibilità non omogenea per le varie tipologie di cavoli. Ruggine bianca** (Albugo candida; Oomycota). Interessa tutte le crucifere ed è particolarmente pericolosa per il cavolfiore e le colture porta-seme. Può colpire tutti gli organi epigei, su cui causa la comparsa di vescicole rotondeggianti (sori), biancastre, isolate o confluenti talvolta con una disposizione a circoli, che si rigonfiano e lasciano fuoriuscire una polvere bianca costituita dalle fruttificazioni agamiche (sporangi catenulati). Quando l infezione si verifica a carico degli assi e degli organi fiorali può determinare ipertrofie e deformazioni dei tessuti, particolarmente evidenti sul cavolfiore. Il patogeno si conserva attraverso le oospore e il micelio sulle piante infette, principalmente crucifere spontanee. Le infezioni richiedono presenza di acqua e temperature relativamente basse (optimum intorno ai 10 °C). DIFESA: è basata sulla prevenzione (rotazioni adeguate, eliminazione dei residui colturali, utilizzo di materiale vivaistico sano); in caso di manifestazione dei sintomi e di andamento climatico freddo e umido, si può fare ricorso ad antiperonosporici. Alternariosi** (Alternaria brassicae e A. brassicicola; Asc.). Interessa tutti i tipi di cavoli e attacca le parti epigee della pianta in tutti gli stadi. Sulle foglie compaiono macchie bruno-nerastre rotondeggianti, con zonature concentriche, in corrispondenza delle quali sulla pagina inferiore si sviluppa una muffa verde-nera, e in seguito le foglie ingialliscono e cadono; i fusti presentano macchie verdi che successivamente diventano brune; sui corimbi dei cavolfiori si sviluppano, sia in campo che durante la conservazione, maculature nerastre isolate o confluenti (nerume). Può interessare anche le piante portaseme, con attacco alle silique e ai semi. G02_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 275 G 5/30/18 9:09 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini