SEZIONE G

C Cavoli (Brassica spp.) Sclerotinia* (Sclerotinia sclerotiorum e S. minor; Asc.). Patogeni ubiquitari e assai po- o à eli o oa. li o a e e a o. si e a oe rm aeai e o C. oe o r- e ati sue . n è G 277 lifagi attaccano la parte aerea delle piante su cui compare una esile muffa bianca, che infittisce con il passare del tempo mentre i tessuti imbruniscono, marcendo. In mezzo all ammasso feltroso bianco, si differenziano corpi neri rotondi (sclerozi) che conservano la malattia da un anno all altro e per diversi anni, originando in condizioni favorevoli micelio infettante. La conservazione può avvenire anche attraverso la forma ascofora. Le infezioni sono favorite da temperature miti e umidità elevata. DIFESA: trae vantaggio dalla eliminazione delle piante colpite e da lunghe rotazioni. Tracheofusariosi* (Fusarium oxysporum; Asc.). Può colpire i diversi tipi di cavoli, determinando inizialmente una clorosi marginale delle foglie esterne, cui seguono l ingiallimento e la necrosi dell intera lamina. Se l attacco è precoce ne deriva anche un forte rallentamento di sviluppo e a volte la morte. Inoltre sezionando il fusto si possono osservare i tipici sintomi dell imbrunimento dei vasi legnosi, cui segue una marcescenza maleodorante del midollo centrale. Del patogeno sono note diverse razze, di cui quella specifica per i cavoli corrisponde alla 1. Il microrganismo si conserva a lungo nel terreno per mezzo delle clamidospore e può essere trasmesso attraverso i semi infetti. Le infezioni avvengono in presenza di temperature superiori a 17-18 °C, con un optimum fra 24 e 28 °C. DIFESA: oltre che sulla resistenza genetica, è basata su lunghi avvicendamenti colturali e sull impiego di seme sano o disinfettato con idonei fungicidi. b Marciume molle** (Pectobacterium carotovorum subsp. carotovorum, syn. Erwinia carotovora; Gracilicutes). Patogeno assai polifago, può colpire numerose specie orticole, principalmente a livello degli organi carnosi. Per quanto riguarda i cavoli, sono interessati soprattutto quelli a fiore e a testa , sia in campo sia (e soprattutto) dopo la raccolta. I tessuti marciscono e si riducono a una massa molle bruna, appiccicosa e maleodorante. un batterio ubiquitario nel terreno, dove sopravvive sui residui colturali; inoltre è facilmente rintracciabile nelle acque superficiali. Le infezioni avvengono attraverso ferite o aperture naturali delle radici e lo sviluppo è favorito da umidità elevata del terreno e temperature di 20-25 °C. DIFESA: è basata su misure di carattere preventivo (corretta gestione del terreno a partire dal drenaggio, irrigazioni controllate, rotazioni senza colture suscettibili, limitazione dei danneggiamenti durante la raccolta, conservazione a basse temperature). Marciume nero** (Xanthomonas campestris pv. campestris; Gracilicutes). Può attaccare numerose Crucifere coltivate e spontanee. Su cavolo i sintomi compaiono subito dopo l emergenza con l annerimento e l avvizzimento delle foglie cotiledonari e la comparsa sulle foglie vere di aree clorotiche marginali rivolte verso la nervatura centrale; anche sulle foglie delle piante sviluppate si manifestano ai margini aree clorotiche cuneiformi, con una reticolatura scura costituita dalle nervature annerite, e successivamente il disseccamento dei tessuti colpiti. Un sintomo caratteristico della malattia è l annerimento dei vasi a livello delle foglie, dei piccioli e del fusto, che corrisponde allo spostamento dell infezione nelle diverse parti della pianta. Ne derivano sviluppo stentato e malformazioni della pianta, avvizzimento delle foglie. Il patogeno può conservarsi sia sul seme che sui residui di piante infette, ma è attraverso il seme che avviene principalmente la diffusione della malattia, attraverso le infezioni dirette delle piantine emergenti e la successiva disseminazione attraverso l acqua. Le infezioni avvengono attraverso stomi, idatodi e ferite e sono favorite da umidità e temperature elevate (24-28 °C). DIFESA: è basata su misure di prevenzione, innanzitutto impiego di seme sano o disinfettato (es. con acqua calda a 50 °C) e/o di piantine sane, nonché disinfezione dei substrati, uso di terreni sani. Inoltre possono essere opportuni trattamenti con prodotti rameici in vivaio. G02_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 277 G 5/30/18 9:09 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini