SEZIONE G

e i, e di ieo e a e si a ae e u ien, al ti a si ntIl a, idi ò ca, ao e oè ni ; ie: . C Cetriolo (Cucumis sativus) G 283 Cladosporiosi* (Cladosporium cucumerinum; Asc.). Oltre al cetriolo (su cui è mag- giormente dannosa), può attaccare anche melone, zucca e zucchino. Colpisce tutte le parti epigee della pianta. Sulle foglie compaiono macchie angolose grigiastre, con margine clorotico, che poi necrotizzano, lacerandosi; sui frutti determina macchie più o meno incavate, di colore bruno-grigiastro, che successivamente assumono un aspetto irregolare e rugoso; dalle stesse può fuoriuscire un essudato gommoso marrone chiaro. Sui tessuti colpiti, in presenza di elevata umidità, si sviluppa una efflorescenza grigiastra. Il patogeno si conserva principalmente sui residui della coltura, secondariamente sul seme. Le infezioni avvengono ad opera dei conidi e sono favorite da elevate umidità e temperature relativamente basse (18-20 °C). DIFESA: può fare ricorso a interventi agronomici e chimici, oltre che a varietà resistenti. Innanzitutto è opportuno osservare rotazioni di 2-3 anni e distruggere i residui colturali; in caso di comparsa dei sintomi possono essere applicati idonei fungicidi (es. mancozeb). Nelle colture protette è opportuno mantenere condizioni di bassa umidità e temperatura elevata (oltre i 25 °C). Collasso delle cucurbitacee** (Monosporascus cannonballus; Asc.). Può colpire di- verse cucurbitacee, in particolare melone, cocomero, cetriolo, ed è responsabile del repentino deperimento delle piante in prossimità della raccolta (®Melone). Corinesporiosi** (Corynespora cassiicola; Asc.). Colpisce il cetriolo, soprattutto in col- tura protetta, e determina sulle foglie (e anche sui giovani fusti e germogli) piccole macchie idropiche bianco-grigiastre che in seguito si allargano necrotizzando, con il conseguente disseccamento fogliare. Il patogeno sopravvive sui residui colturali e su altre piante e si diffonde attraverso i conidi trasportati dal vento e dall acqua. Le infezioni sono favorite dalle bagnature prolungate e da elevate temperature (optimum 25-30 °C). G DIFESA: è basata sia su misure di carattere preventivo (impiego di seme sano e arieggiamento degli ambienti protetti), sia sull applicazione di fungicidi (es. strobilurine) nelle situazioni di rischio infettivo. Mal bianco o Oidio*** (Golovinomyces orontii, syn. Erysiphe cichoracearum Podo- sphaera xanthii, syn. Sphaerotheca fuliginea; Asc.). Accomuna le varie cucurbitacee e può essere causato da diverse specie della famiglia Erysiphaceae, fra le quali le più frequenti sono G. orontii e P. xanthii. Sono molto sensibili, oltre al cetriolo, melone, zucchino e zucca, mentre il cocomero è più tollerante. L attacco interessa le piante a livello delle foglie e del fusto, compresi i piccioli fogliari e i peduncoli dei frutti. I sintomi iniziali sono costituiti da piccole macchie bianche rotondeggianti polverulente, generalmente sulla pagina inferiore delle foglie, che in seguito si moltiplicano estendendosi anche alla pagina superiore, spesso confluendo e formando sui vari organi suscettibili un rivestimento polveroso biancastro. Nei casi di gravi attacchi le foglie ingialliscono e possono anche disseccare. Come per la maggior parte degli agenti di oidio il patogeno sviluppa il micelio sulla superficie degli organi, producendo abbondanti spore agamiche (conidi) che provvedono a diffondere la malattia, mentre a fine stagione si ha la formazione dei corpi fruttiferi sessuati (cleistoteci). Nell ambiente italiano è stato osservato che nella prima parte della stagione le infezioni sono causate prevalentemente da G. orontii, mentre in seguito prende il sopravvento P. xanthii. I patogeni sopravvivono sui residui colturali come micelio o come cleistoteci. La diffusione della malattia avviene principalmente ad opera dei conidi, che germinano in assenza di bagnatura e con G02_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 283 5/30/18 9:09 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini