9.3.5 Phylum Basidiomycota (Basidiomycetes)

PROTOZOI, CROMISTI E FUNGHI a ri oae di D ti di ndi ni a a di o, di s e G 29 anche nell ambito fitopatologico) e Sordaria (S. fimicola che si sviluppa su diversi substrati anche agarizzati, spesso ricorrente in isolamenti da tessuti legnosi in quanto endofita e sostanzialmente non patogeno). m. Un ultimo esempio di ordine contenente generi importanti dal punto di vista fitopatologico è quello delle Xylariales ed esattamente la famiglia Xylariaceae, con il genere Rosellinia (R. necatrix agente di marciume radicale di numerose piante arboree). 9.3.5 Phylum Basidiomycota (Basidiomycetes). Nei Basidiomycota si rintracciano le manifestazioni più evolute, come complessità strutturale e funzionale, dei corpi fruttiferi. Essi raggruppano specie di grandissima importanza, alcune delle quali sono all origine di gravi calamità fitopatologiche (ruggini e carboni), altre simbionti di numerose piante arboree, altre saprofite capaci di provvedere alla degradazione dell immensa massa di materiale vegetale che ad ogni stagione si accumula nel terreno. Vi si annoverano forme con corpi fruttiferi (basidiocarpi), particolarmente appariscenti e complessi, largamente apprezzati in campo alimentare. I Basidiomycota sono caratterizzati da micelio con parete cellulare composta da chitina e glucani. Il ciclo biologico prevede l incontro di due miceli aploidi e sessualmente compatibili (micelio primario inizialmente cenocitico che poi si segmenta in elementi uninucleati); tale incontro dà origine a un micelio secondario dove è intervenuta solo la plasmogamia, mentre i nuclei permangono divisi (dicarion). Da questo tipo di micelio sono formate tutte le strutture vegetative più appariscenti (feltri, cordoni miceliari), compresi i corpi fruttiferi nel cui ambito si differenziano i basidiocarpi paragonabili agli ascocarpi, all interno dei quali si sviluppano le strutture, dette basidi, in cui ha luogo la cariogamia, seguita dalla meiosi. Lo sviluppo del micelio secondario avviene secondo uno schema che lascia come traccia sulle ife una particolare struttura o gibbosità, detta unione a fibbia , che consente un equilibrata distribuzione del patrimonio nucleare agli elementi ifali in accrescimento. L elemento che caratterizza i basidiomiceti è appunto il basidio, organo su cui è fondata parte della loro suddivisione e che nella forma più tiFIG. 1.5 Principali forme di fruttificazione gamica di Funghi e Oomycetes (regno Chromista). pica assume l aspetto di un elemento G01_1_Fitopatologia.indd 29 G 15/06/18 09:23

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini