SEZIONE G

C Cicoria o radicchio (Cichorium intybus) a e ro - nri o lhi ni re n . ia- ma a, ui po e ea an ). e lo e sa a ui a A: a, b v G 291 ampie rotazioni, eliminazione o interramento profondo dei residui colturali infetti, limitazione delle concimazioni azotate); in caso di attacchi precoci e su colture da seme possono essere opportuni trattamenti con idonei fungicidi (es. rameici). Cercosporiosi* (Cercospora longissima; Asc.). Può colpire radicchio e lattuga, causando sulle foglie piccole macchie brune che in seguito si accrescono assumendo una colorazione chiara al centro e bruno-rossastra ai bordi. In presenza di elevata umidità sulle macchie si sviluppano le fruttificazioni conidiche, responsabili della diffusione della malattia. In caso di forti attacchi le foglie ingialliscono e disseccano. Le infezioni sono favorite da andamento climatico caldo e umido. DIFESA: è basata sulla prevenzione agronomica (rotazione, distruzione dei residui colturali), solo in casi particolari sono opportuni trattamenti con idonei fungicidi (es. rameici). Mal bianco o Oidio** (Golovinomyces orontii, syn. Erysiphe cichoracearum; Asc.). causato da una forma specializzata per le composite da insalata (cicoria, lattuga, indivia) del patogeno responsabile della stessa malattia su diverse specie (es. cucurbitacee, tabacco). I sintomi sono quelli tipici degli oidi: macchie fogliari bianche, specialmente sulla pagina superiore, che in condizioni favorevoli può essere interamente ricoperta da una efflorescenza polverulenta biancastra, costituita dalle fruttificazioni conidiche del fungo. Le foglie colpite tendono a incurvarsi, ingiallire e infine a disseccare. Gli attacchi, favoriti da temperature medie, umidità medio-elevate e intensità luminosa non elevata, si verificano in campo soprattutto a fine estate-autunno. Il patogeno sopravvive sui residui colturali come micelio e anche come cleistoteci. DIFESA: è imperniata sull applicazione di fungicidi antioidici (es. zolfo, azoxystrobin) a partire dalla comparsa dei primi sintomi. Muffa grigia* (tel. Botryotinia fuckeliana , an. Botrytis cinerea; Asc.) (®Lattuga). Rizottoniosi* (Thanatephorus cucumeris, syn. Rhizoctonia solani; Bas.) (®Lattuga). Sclerotinia** (Sclerotinia sclerotiorum, S. minor ; Asc.) (®Lattuga). Ruggine* (Puccinia punctiformis; Bas.). Oltre alla cicoria, colpisce anche l indivia. Si tratta di un agente di ruggine autoico che attacca le foglie, specialmente quelle più esterne, causando la comparsa (su entrambe le pagine) delle tipiche pustole di colore rosso-brunastro, della dimensione di 0,5-1 mm, isolate o raggruppate. Esse sono costituite da numerosissime uredospore, di colore giallo-bruno, mentre raramente si sviluppano anche le teleutospore, di colore più scuro. Come conseguenza dell infezione il lembo fogliare si accartoccia fino a disseccare, senza interessare la costa. La malattia si sviluppa soprattutto nel periodo autunnale e i danni possono essere anche gravi, specialmente sulle colture da seme. DIFESA: oltre a trarre giovamento dalla distruzione dei residui colturali infetti e da ampie rotazioni si può fare ricorso a trattamenti con fungicidi (es. rameici). Marciume batterico** (Pseudomonas cichorii ; Gracilicutes) (®Lattuga). Maculatura batterica* (Xanthomonas axonopodis pv. vitians, syn. Xanthomonas campestris pv. vitians ; Gracilicutes) (®Lattuga). Giallume occidentale*** (Beet western yellows virus 5 BWYV, gen. Polerovirus) (®Lattuga). Maculatura necrotica** (Tomato spotted wilt virus 5 TSWV, gen. Tospovirus). Mosaico** (Lettuce mosaic virus 5 LMV, gen. Potyvirus) (®Lattuga). G02_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 291 G 5/30/18 9:09 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini