SEZIONE G

G 30 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE GENERALE cellulare allungato a forma di clava (olobasidio), all interno del quale avviene il processo meiotico che si conclude con la formazione di 4 basidiospore portate su corti peduncoli (sterigmi). I quattro nuclei derivati dalla meiosi possono migrare in quattro basidiospore oppure in due così da risultare binucleate. In alcuni casi alla meiosi segue, come negli Ascomiceti, una divisione somatica (mitosi) che porta ad avere nel basidio otto nuclei che in parte possono degenerare o rimanere nel basidio oppure occupare a coppie le quattro basidiospore o entrare in numero di quattro per basidiospora nel caso di basidi con due spore oppure interessare singolarmente una basidiospora e queste, anziché due e quattro, possono essere prodotte in numero variabile fino a otto (es. Agaricus bisporus nell ordine Agaricales). Altre forme di basidio sono quelle presenti nel genere Tremella (nell ordine Tremellales), in cui la parte basale (ipobasidio) è divisa in due o quattro cellule da pareti longitudinali da cui partono lunghi sterigmi (epibasidio) oppure può essere formato da una parte basale, detta probasidio, e da un epibasidio settato trasversalmente portante sterigmi allungati. Vi è infine il tipo di basidio (fragmobasidio) caratterizzato da un probasidio in forma di spora durevole (teleutospora e clamidospora), dove avviene la cariogamia e che, germinando, produce un promicelio o epibasidio settato portante le basidiospore su corti sterigmi. I Basidiomiceti comprendono forme prevalentemente eterotalliche; le strutture sessuali sono ridotte al minimo, come si è detto, e la copulazione avviene per fusione di ife indifferenziate (somatogamia), aploidi e sessualmente opposte. Mentre negli Ascomiceti la riproduzione sessuale rappresenta in pratica l inizio della formazione dell ascocarpo e la fruttificazione conclude il processo sessuale, così che per avere una seconda fruttificazione è necessario intervenga una nuova unione sessuale, nei basidiomiceti alla copulazione non segue necessariamente la formazione di un corpo fruttifero, ma prende origine un micelio diploide capace di fornire più fruttificazioni anche nell arco di diversi anni, senza dover ricorrere a ulteriori riproduzioni sessuate. Da un punto di vista genetico, nei Basidiomiceti predomina la fase diploide rispetto a quella aploide, che è limitata alle basidiospore e al micelio (micelio primario) da esse originato prima che avvenga la copulazione. Sul micelio primario possono comparire forme di moltiplicazione agamica come semplici frammenti ifali (artrospore) oppure conidi prodotti da semplici conidiofori. A seguito di stimoli fisiologici, nutrizionali e ambientali, il micelio in dicarion si organizza in strutture più o meno complesse che costituiscono il supporto all imenio basidioforo e che nei basidiomiceti più evoluti assumono caratteri che ricordano il corpo delle cormofite. Sono questi i carpofori che si rintracciano nei boschi e nei prati e dei quali si realizza la coltivazione nelle fungaie. Il carpoforo in condizioni normali può avere vita breve e deteriorarsi rapidamente (situazione più frequente) oppure può essere perenne mantenendo a lungo la caratteristica di accrescersi formando ogni anno un nuovo imenio. La consistenza, in questo caso, è legnosa mentre in altri raggruppamenti è più o meno carnosa e fibrosa. I basidiocarpi (carpoforo dei Basidiomiceti) possono assumere una grande varietà di forme (a mensola, a clava, dendroide), la più comune delle quali è quella a ombrello singolo o riunito a gruppi, dove è possibile distinguere due strutture complesse: lo stipite, o gambo, che sorregge il pileo o cappello. Lo stipite assume forme molte varie da ventricosa a bulbosa, da cilindrica a filiforme ed è costituito da una massa colonnare di ife più o meno compatte, con andamento più o meno parallelo. Il pileo costituisce un espansione dell apice del gambo e può assumere forme svariatissime da quella a ombrello regolare G01_1_Fitopatologia.indd 30 15/06/18 09:23 a fe s la c s c te n r c te a s e S a c a z a C r m im è m r p li s d g p p ta m

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini