SEZIONE G

C Cipolla (Allium cepa) l, a a a il e m e nni a pa in- a re o o no. à a, e to o e e i. 1 r o a ua eo ti b G 303 producendo una massa nerastra (costituita dalle spore) erompente dalla cuticola. I sintomi possono interessare anche le guaine e i bulbi e gravi attacchi conducono alla morte della pianta. Il patogeno sopravvive durante l inverno attraverso le spore, che si conservano a lungo (anche oltre 15 anni) e sono responsabili delle infezioni sulle giovani piante. Queste avvengono a livello dei cotiledoni in un intervallo termico ampio (10-23 °C). DIFESA: essendo difficilmente praticabile la pur utile rotazione colturale, è imperniata sulla protezione delle giovani piantine attraverso la concia del seme con fungicidi. Cladosporiosi* (Cladosporium allii-cepae, syn. Davidiella allii-cepae; Asc.). I sintomi si evidenziano sulle foglie di diverse liliacee coltivate e spontanee, ma causa danni anche di una certa consistenza su aglio, porro e cipolla. Per la descrizione si rimanda all Aglio. Fusariosi*** (Fusarium oxysporum; Asc.). Determina la marcescenza della parte basale dei bulbi e il disfacimento delle radici con il successivo disseccamento della parte aerea. Sugli organi colpiti, in presenza di elevata umidità, si sviluppa una muffa biancastra costituita da micelio e conidi. Il patogeno sopravvive nel terreno per diversi anni attraverso clamidospore ed infetta la pianta attraverso le radici. Anche i bulbi infetti rappresentano una comune forma di conservazione e diffusione. La malattia può colpire anche aglio e scalogno. DIFESA: è sostanzialmente basata su misure di carattere preventivo come lunghe rotazioni, utilizzo di cvv. resistenti o tolleranti, utilizzo di semi e bulbi sani, immagazzinamento di bulbi ben asciutti in ambienti freschi ed aerati. Marciume bianco* (Stromatinia cepivora, syn. Sclerotium cepivorum; Asc.). Colpisce primariamente l aglio, ma anche cipolla, porro e scalogno interessando generalmente le piante in avanzata fase di sviluppo fino a compromettere i bulbi in post-raccolta (®Aglio). Marciume carbonioso* (Macrophomina phaseolina, syn. Sclerotium bataticola; Asc.). Interessa aglio e cipolla a livello delle parti basali (colletto, radici e bulbo) che disgregano assumendo un colore bruno grigiastro con la tipica presenza di piccoli sclerozi nerastri (®Aglio). Marciume polverulento* (Aspergillus niger, A. alliaceus; Asc.). Si manifesta generalmente sui bulbi maturi di aglio, ma anche di cipolla, durante la conservazione (®Aglio). Marciume rosa delle radici* (Setophoma terrestris, syn. Pyrenochaeta terrestris; Asc.). Interessa cipolla, aglio e porro e determina una colorazione rosea delle radici, che assumono una consistenza flaccida fino a marcire (®Aglio). Rizottoniosi* (Thanatephorus cucumeris , syn. Rhizoctonia solani; Bas.) ®Finocchio. Ruggine* (Puccinia porri syn. P. allii; Bas.). Colpisce raramente la cipolla, più frequente aglio e porro (®Aglio). Stemfiliosi* (tel. Pleospora allii, an. Stemphylium vesicarium; Asc.). Colpisce aglio e cipolla (®Aglio). Marciume verde* (Penicillium hirsutum, syn. P. corymbiferum; Penicillium aurantiogriseum, syn. P. cyclopium; Asc.). tipico dell aglio, ma può colpire anche la cipolla (®Aglio). Marciumi batterici** (Pectobacterium carotovorum subsp. carotovorum, Pseudomonas spp., ecc.; Gracilicutes). La cipolla può essere attaccata da diverse specie di batteri a livello delle foglie e dei bulbi, sia in campo che in magazzino. In particolare P. carotovorum subsp. carotovorum è estremamente polifago e agente di marciume molle su numerose colture orticole e ornamentali, determina imbianchimento e avvizzimento delle foglie nonché marciume molle dei bulbi sia in campo che durante la conservazione. Marciumi delle foglie e/o dei bulbi sono causati anche da alcune specie di Pseudomonadi: G02_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 303 G 5/30/18 9:09 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini