SEZIONE G

G 308 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE Crambide delle piante da fiore* (Duponchelia fovealis; Lepid. Cramb.). Segnalato per la prima volta in Italia nel 1988, sono stati rilevati danni nella piana del Sele nel corso del 2013. Gli adulti (17-22 mm di apertura alare) presentano un evidente dimorfismo sessuale, con femmine dalle ali anteriori grigio terreo, attraversate trasversalmente da due strie bianche, mentre il maschio si distingue essenzialmente per l addome molto sottile e allungato. La larva (20-25 mm di lunghezza) ha una colorazione che passa dal bianco sporco al grigio rosato, con capo e placca protoracica di colore castano-nerastro. Il lepidottero compie, a quanto pare, 2 generazioni all anno con voli in aprile-maggio e dal mese di agosto a quello di ottobre. Le uova sono deposte, isolate o in gruppi di 5-10 elementi, sulle parti vegetative più vicine al suolo o sullo stesso. Le larve compiono erosioni sulla buccia, per lo più superficiali, talora profonde fino a 1-2 cm, riguardanti la parte del cocomero a contatto con il terreno. DIFESA: per il contenimento dei danni sono efficaci piretroidi, indoxacarb, etofenprox, azadiractina, spinosad, Bacillus thuringiensis var. kurstaki e aizawai. f p la C v r F n ( M s p foglie causano piccole macchie necrotiche. Compie numerose generazioni all anno (57), con cicli di sviluppo che passano da un minimo di 13-14 giorni con temperature di 25 °C a circa 4 settimane con valori intorno ai 18 °C. L impupamento e lo svernamento avvengono nel terreno. DIFESA: interventi con acrinatrina e spinosad. c S a b Acaro dei semenzali* (Tyrophagus similis; Acar. Acarid.). L acaro, bianco perlaceo, attacca le foglie cotiledonari e quelle vere delle plantule causando ulcerazioni e perdite di piantine che possono raggiungere talora il 30-40%. Vive sui substrati organici e le sue infestazioni si arrestano dopo il trapianto. DIFESA: utilizzo in vivaio di terriccio nuovo o sterilizzato con vapore surriscaldato. T Ragnetto rosso comune** (Tetranychus urticae; Acar. Tetranich.). Infesta le foglie a e i frutti, tessendo anche tele sericee. Con le sue punture causa depigmentazioni e punteggiature necrotiche sulle foglie. Invade anche i frutti, causando depigmentazioni, riuscendo a moltiplicarsi anche su quelli distaccati. Compie svariate generazioni all anno e sopravvive in inverno su erbe spontanee. DIFESA: intervento con acaricidi (es. exitiazox, tebufenpirad, fenazaquin) alla comparsa delle infestazioni o ricorso al lancio del fitoseide Phytoseiulus persimilis. n r B Tripide occidentale*** (Frankliniella occidentalis; Tisanott. Trip.). Le sue punture sulle a A Meloidogine* (Meloidogyne spp.; Tilenc. Eter.). Determina la comparsa di numerose nodosità sulle radici. Le piante gravemente colpite deperiscono e, nei casi più gravi, muoiono. Il nematode è polifago, sopravvive nel terreno per svariati anni ed è presente soprattutto nei terreni sabbiosi litoranei. DIFESA: adozione di ampie rotazioni con piante non suscettibili; ricorso alla pratica della solarizzazione del suolo o alla fumigazione del terreno. Moria delle piantine** (Pythium spp.; Oomycota). Le cucurbitacee, al pari di altre spe- cie, possono essere aggredite e compromesse nella loro vitalità nei primissimi stadi vegetativi (anche prima dell emergenza) da numerosi microrganismi, fra cui frequenti sono diverse specie del genere Pythium (®Cetriolo). Peronospora* (Pseudoperonospora cubensis; Oomycota). Specializzata sulle cucurbi- tacee, è particolarmente dannosa per cetriolo, melone e zucchino (e zucca) mentre attacca raramente il cocomero (®Cetriolo). G02_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 308 5/30/18 9:09 AM s m T v V M c p p c ti In i C s n d d C P i c

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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini