SEZIONE G

oti o eel e ooe o e o a i. a e, u se ioa ti a o a e e e e e ti e e. iio, pi oa e lo e e PROTOZOI, CROMISTI E FUNGHI G 31 a quella di ventaglio o coppa. La superficie inferiore del cappello costituisce lo strato fertile (imenio, sul quale si sviluppano i basidi) ed è organizzata in una massa spugnosa (es. porcini) o lamellare (es. prataioli) o aculeata (es. steccherini). Alcuni funghi a lamelle sono fortemente velenosi, come Amanita phalloides; altri sono allucinogeni, come Psilocybe mexicana, connesso a riti tradizionali nel paese di origine. Il phylum si divide in tre subphyla: Agaricomycotina (con 3 classi, tra le quali la più importante è quella delle Agaricomycetes); Pucciniomycotina (con 8 classi tra le quali Pucciniomycetes); Ustilaginomycotina (con due importanti classi, Ustilaginomycetes ed Exobasidiomycetes). Alla classe Agaricomycetes afferiscono 17 ordini tra i quali quello delle Agaricales, che nella famiglia Physalacriaceae annovera la specie Armillaria mellea, temibile agente del marciume del colletto e delle radici di numerose piante arboree e arbustive; nella famiglia Amanitaceae si ricorda il genere Amanita che riveste importanza per la ricercata e costosamente commercializzata A. cesarea ( ovulo buono ), alla quale si contrappongono almeno tre specie (A. phalloides, A. verna, A. virosa) assolutamente pericolose, responsabili di diversi avvelenamenti, in buona parte mortali. Esistono anche altre specie velenose come la A. pantherina e la A. muscaria tra le più conosciute, mentre qualche specie è commestibile solo se ben cotta (come A. rubescens) e diverse sono innocue, ma poco appetibili. Alla famiglia Schizophyllaceae appartiene Schizophyllum commune, macrofungo non commestibile ma apprezzato per la forma a ventaglio e il colore che assume. Un altro ordine della medesima classe è quello delle Auriculariales, famiglia Auriculariaceae nella quale si ricordano le numerose specie del genere Auricularia (A. auricula-judae, A. polytricha, ecc.), ampiamente consumate e raccolte dalle popolazioni orientali. Ancora l ordine Boletales nel quale si ritrovano numerosi macrofunghi anche ben noti (gen. Boletus), ma occorre giungere all ordine Cantharellales, famiglia Ceretobasidiaceae, per incontrare il genere Thanatephorus, la cui specie T. cucumeris rappresenta la forma sessuata della ben più nota Rhizoctonia solani, che causa marciumi principalmente radicali e al colletto su numerosissime piante orticole. Un ordine importante, in quanto comprendente numerosi generi agenti di carie di piante arboree, è quello delle Polyporales (fam. Polyporaceae) che conta, tra le numerose specie, Trametes versicolor, Fomes fomentarius e Trametes gibbosa. Sempre alla classe Agaricomycetes afferisce l ordine Russulales che nella famiglia Stereaceae vede il genere Stereum cui appartengono molte specie parassite di numerose piante d interesse agricolo. Stereum hirsutum, che dà luogo alla carie dei tronchi dell olivo e di altre piante legnose, ha corpi fruttiferi coriacei dall aspetto di piccole mensole semicircolari aventi la faccia superiore tomentosa e quella inferiore levigata e rivestita dall imenio; il colore varia dal grigio al giallastro, al bruno. Affine a questo è Stereum gausapatum, che provoca il marciume bianco del legno delle querce. Chondrostereum purpureum, con basidiocarpi grigiastri e imenio lillaceo, provoca il mal del piombo del pesco e di altri alberi da frutto. Alla classe Puccyniomycetes appartengono 5 ordini, tra i quali risulta molto importante da un punto di vista fitopatologico quello delle Pucciniales, al quale afferiscono molteplici famiglie che sono spesso ricordate come ruggini . G01_1_Fitopatologia.indd 31 G 15/06/18 09:23

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini