Crisantemo

ie, e A: C Crisantemo (Chrysanthemum spp.) G 317 Crisantemo (Chrysanthemum spp.) i Afide delle cucurbitacee*** (Aphis gossypii; Rinc. Afid.). caratterizzato da individui di colore variabile dal verde cupo al bluastro. Infesta foglie e invade spesso la massa fiorale, deturpando le parti vegetative e favorendo lo sviluppo di fumaggini. DIFESA: intervento con neonicotinoidi (imidacloprid, thiamethoxam, acetamiprid), pirimicarb, pimetrozine. a ti Afide nerastro del crisantemo** (Macrosiphoniella sanborni; Rinc. Afid.). Ha individui o a a. di colore bruno-nero lucente che colonizzano foglie, steli e fiori. a comportamento anolociclico e compie diverse generazioni all anno con le popolazioni più numerose all inizio dell autunno. DIFESA: ricorso al trattamento con gli aficidi (indicati contro Aphis gossypii ). Mosca minatrice della gerbera** (Liriomyza trifolii; Ditt. Agrom.). Le larve scavano mine fogliari simili a quelle di L. huidobrensis. ®Gerbera per il comportamento biologico. DIFESA: ®Liriomyza huidobrensis. a e a o. Mosca minatrice sud-americana*** (Liriomyza huidobrensis; Ditt. Agrom.). Le larve scavano mine fogliari che, in caso di forte infestazione, sono numerose e interessano l intero lembo fogliare. Le femmine compiono con l ovopositore punture di alimentazione per nutrirsi, insieme ai maschi, dei succhi che gemono dalle suddette lesioni. ®Cetriolo per gli aspetti biologici. DIFESA: intervento con ciromazina, abamectina, azadiractina, spinosad; ricorso a programmi di lotta biologica con lanci dei parassitoidi Dygliphus isaea e Dacnusa sibirica. oii- ca o ao ro si i- ul a a ti ae ) e c G Fitoftora** (Phytophthora cryptogea; Oomycota). responsabile di una forma di rapido collasso vegetativo conseguente al marciume basale e delle radici. ®Aster per gli aspetti bio-epidemiologici. DIFESA: valgono i provvedimenti indicati per il contenimento della malattia su Aster. Moria delle piantine* (Pythium spp.; Oomycota). Le piantine muoiono per la forma- zione di una strozzatura necrotica a livello del colletto. Le piante colpite si allettano. In presenza di elevata umidità ambientale, in corrispondenza della lesione necrotica si forma un manicotto di micelio biancastro. La malattia si sviluppa in condizioni di elevata umidità ambientale e del terriccio, ventilazione e illuminazione scarse, per cui l ambiente ideale è quello dei semenzai e dei cassoni di allevamento delle talee. Le temperature ottimali sono comprese tra 20 e 30 °C, mentre con temperature sotto gli 8 °C e sopra i 32 °C i processi infettivi si arrestano. L insediamento del patogeno nei tessuti vegetali avviene in seguito all azione di enzimi pectinolitici prodotti dal fungo. Nella riproduzione agamica i conidi formatisi all estremità di un ramo conidioforo indifferenziato (non ramificato) possono germinare direttamente in presenza di moderata umidità ambientale. In presenza di notevole umidità, si evolvono invece in un corpo fruttifero (sporangio) contenente oltre un centinaio di zoospore biciliate che si riversano all esterno e, muovendosi in presenza di acqua, avviano nuove infezioni. Nella riproduzione sessuata, all interno dei tessuti danneggiati, si formano spore di conservazione (oospore) che, germinando, originano un micelio. Il patogeno si conserva nel terreno soprattutto come oospora, talora come micelio saprofitario sui resti vegetali delle piante colpite. DIFESA: disinfezione del terreno con Trichoderma spp., propamocarb, metam-sodio, dazomet. G02_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 317 5/30/18 9:09 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini