SEZIONE G

PROTOZOI, CROMISTI E FUNGHI G 33 aoa, ri e, ) e e. Infine vi è lo stadio basidiosporico che deriva dalla germinazione della teleutospora - Alla famiglia delle Coleosporiaceae appartiene il genere Chrysomyxa (es. C. rhododendri, agente di ruggini dell abete, ma anche di rododendro e azalea). Alla famiglia Cronartiaceae appartiene il genere Cronartium con, per esempio, C. ribicola e C. flaccidum che provocano ruggini della corteccia dei pini. La famiglia Melampsoraceae è ricordata per il genere Melampsora che interessa numerose piante forestali (es. M. laricis-populina). Una sessantina di specie, molte delle quali parassite a carico di alcune piante superiori della famiglia delle Rosacee e in particolare del lampone, del rovo e della rosa (es. Phragmidium mucronatum), appartiene al genere Phragmidium, famiglia Phragmidiaceae. Le più note specie di ruggini appartengono però alla famiglia Pucciniaceae, con i generi Gymnosporangium, Puccinia e Uromyces. Del primo fanno parte varie specie di ruggini che compiono il proprio ciclo di sviluppo alternatamente su alcune Cupressacee (stadio teleutosorico) e su alcune Rosacee (stadio ecidiosorico). Di particolare importanza risulta Gymnosporangium sabinae, nota comunemente con il nome di ruggine del pero . Le ruggini del frumento rappresentano un esempio per il genere Puccinia (es. P. hordei, P. striiformis var. striiformis, P. graminis), mentre per quanto riguarda la famiglia Uromyces si possono ricordare tra le tante specie alcune di quelle che interessano le piante da fiore (es. U. geranii, U. dianthi) e le orticole (es. U. vicine-fabae var. vicine-fabae, U. appendiculatus). Il genere Tranzschelia è inserito nella famiglia Uropyxidaceae: un esempio di specie è T. pruni-spinosae var. prunispinosae, che sverna sotto forma di picnidio, o ecidio, in piante erbacee del genere anemone e si trasferisce sul susino a stagione vegetativa avanzata, dove si riproduce con la forma uredosorica o teleutosorica. Infine nell ambito del genere Hemileia (Incertae sedis), vi è H. vastatrix, parassita della pianta del caffè nelle regioni tropicali. Nella classe Ustilaginomycetes importanti ordini sono quelli delle Ustilaginales e Urocystidiales. All ordine Ustilaginales appartiene la famiglia Ustilaginaceae che presenta, quale elemento distintivo un probasidio corrispondente alla clamidospora. I generi presenti all interno di questa classe sono indicati come funghi del carbone , per l aspetto che assumono gli organi da essi attaccati che è quello di un materiale polverulento, più o meno facilmente disintegrabile, che riempie determinati sori, molti dei quali si aprono spontaneamente a maturità. Parecchie specie vivono sulle graminacee, pur interessando anche altre famiglie mono e dicotiledoni, e possono colpire solo determinati organi dell ospite (es. foglie) oppure gran parte o tutto l individuo che, peraltro, possono lasciare apparentemente indisturbato, a eccezione delle porzioni in cui vanno a differenziare gli organi riproduttivi. In alcuni casi, oltre alla formazione di sori, la presenza dell infezione può determinare l insorgenza di malformazioni anche voluminose: un classico esempio è Ustilago maydis, che causa grossi tumori sulle infiorescenze, foglie e stelo del mais. La biologia è anch essa molto varia con specie che hanno o possono avere un lungo periodo di vita saprofitaria accanto ad altre il cui intero ciclo biologico si svolge in stato di parassitismo. groa e, ue r- ri, e oee, ini o a e e li o- d nri a ri e e o e o- la quale dà luogo allo sviluppo del promicelio, o basidio, sede di meiosi. La divisione somatica abbinata darà origine a quattro nuclei che, alla fine, si porteranno nelle basidiospore aploidi le quali si differenzieranno all apice di uno sterigma presente in ognuna di queste quattro cellule basidiali. Le basidiospore germinano producendo nuovamente (nell altro ospite alternante, per le forme eteroiche) spermogoni ed ecidi che chiuderanno il ciclo. G01_1_Fitopatologia.indd 33 G 15/06/18 09:23

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini