SEZIONE G

F Faggio (Fagus sylvatica) e e e. oA: a e an o me o a o aia e a a Es e e o. ) zi. di e i, ne e a. di a e o e G 333 gallerie nel legno delle radici più grosse e nella parte basale del fusto e gli adulti fuoriescono aprendosi fori circolari del diametro di 15-20 mm. Interessati dalle infestazioni sono i faggi ornamentali allevati in giardini e parchi. ®Acer spp. per gli aspetti biologici e i provvedimenti di difesa. Cocciniglia del faggio** (Cryptococcus fagisuga; Rinc. Erioc.). Attacca il tronco (fino alle grosse ramificazioni), nonché le radici affioranti, causando deperimenti vegetativi (clorosi, defogliazione anticipata) e stati di sofferenza che favoriscono l insediamento di funghi lignicoli. Compie una sola generazione all anno, con femmine che si riproducono per partenogenesi nei mesi di giugno e luglio, producendo fino a 50 uova immerse in una candida e fioccosa massa cerosa. La schiusa delle uova avviene in settembre e l inverno viene superato dalle neanidi della seconda età, destinate a compiere una seconda muta in aprile, per poi raggiungere la maturità in maggio dopo una terza muta. DIFESA: su piante di particolare interesse si può intervenire alla nascita delle neanidi impiegando olio bianco. Cocciniglia gobba della quercia* (Parthenolecanium rufulum; Rinc. Cocc.). di forma ovale-allungata, convessa, dorsalmente rossastra, con fascia perimetrale grigia o giallastra. Infesta i rami e compie una sola generazione partenogenetica all anno con nascita delle neanidi in giugno-luglio e svernamento con neanidi della II età. DIFESA: non necessaria. Cotonello dell acero** (Phenacoccus aceris; Rinc. Pseud.). La femmina (lunga 4-5 mm) è di colore giallo-aranciato, fornita di brevissimi raggi cerosi. Si riproduce per anfigonia e in maggio secerne un appariscente ovisacco ceroso, dal quale escono le neanidi in giugno. DIFESA: non opportuna. Dasichira*** (Elkneria pudibunda; Lepid. Limantr.). Le larve divorano la vegetazione fogliare. ®Betulla per i caratteri morfologici, la biologia e la difesa. Limantria*** (Lymantria dispar ; Lepid. Limantr.). Le larve compiono erosioni fogliari, interessanti talora anche gran parte della vegetazione. ®Quercia per i caratteri morfologici, la biologia e la difesa. Rodilegno rosso** (Cossus cossus; Lepid. Coss.). Le larve (di colore rosso vinoso, con capo e due macchie protoraciche neri, lunghe 9-10 cm a completo sviluppo) scavano, nel fusto, gallerie dal cui foro di uscita fuoriesce rosura in forma stopposa. ®Melo per gli altri aspetti morfologici dell insetto, la biologia e la difesa. Tortrice intermedia del castagno*** (Cydia fagiglandana; Lepid. Tortr.). Le larve (di colore rossastro con capo bruno, lunghe 14-17 mm) compiono erosioni all interno delle faggiole. ®Castagno per gli aspetti morfologici e biologici del tortricide. DIFESA: inopportuna. Tortrice precoce del castagno o del faggio* (Pammene fasciana; Lepid. Tortr.). La larva scava una galleria nelle faggiole, causandone la cascola. ®Castagno per gli aspetti morfologici e biologici. DIFESA: inopportuna. Eriofide dei margini fogliari del faggio* (Acalitus stenaspis; Acar. Eriof.). Determina il ripiegamento del bordo del lembo fogliare. DIFESA: non giustificata. Eriofide dell erinosi del faggio* (Aceria nervisequus ; Acar. Eriof.). Sulla pagina inferiore delle foglie determina la comparsa di macchie feltrose, di colore bianco, costituite da un ammasso di corti peli ipertrofici claviformi, mentre sulla pagina superiore forma tratti lineari di feltrosità decorrenti lungo le nervature secondarie. DIFESA: non giustificata. G02_3_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 333 G 5/30/18 9:40 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini