SEZIONE G

F Fava (Vicia faba) Tonchio della fava*** (Bruchus rufimanus ; Col. Bruch.). Le larve danneggiano l inter- no dei semi e l infestazione è resa evidente dalla presenza, nei suddetti, di fori rotondi attraverso i quali fuoriescono gli adulti. Questi, trascorso l inverno, si portano sulle piante di fava per nutrirsi di polline e nettare. Le uova vengono deposte sui baccelli e le larve neonate si portano all interno dei semi, nei quali si sviluppano e li danneggiano internamente con le loro erosioni. Ogni seme può ospitare più larve che, raggiunta la maturità, si impupano per dare gli adulti. Questi fuoriescono dai semi immagazzinati attraverso un foro rotondo, sollevando l opercolo circolare che lo manteneva chiuso. L insetto compie una sola generazione all anno. DIFESA: utilizzo per la semina di seme non infestato; fumigazione del seme in magazzino con fosfina. n e o ola, c. a asi o rul no o i e n o i or. a a, o il o e o e. si e aM G 339 c Peronospora* (Peronospora viciae ; Oomycota). Macchie giallo-pallide, inizialmente bru- f Antracnosi* (Didymella fabae, syn. Ascochyta fabae ; Asc.). Si manifesta sporadicamen- ne, in seguito ricoperte nella pagina inferiore da una vegetazione fungina grigiastra; le zone colpite si espandono invadendo l intera lamina che dissecca. DIFESA: non necessaria. te, ma può provocare danni di una certa gravità. Sugli organi aerei compaiono macchie scure, depresse e rotondeggianti. Al centro si differenziano picnidi dai quali possono fuoriuscire cirri contenenti i conidi. Si conserva e diffonde nei residui colturali infetti e sui semi; i conidi garantiscono le infezioni secondarie. Assume particolare importanza quando infetta piante giovani ed è favorita da pioggia ed elevate umidità. DIFESA: preventiva, con la distruzione dei residui vegetali infetti; ricorso a rotazioni; impiego di seme sano o risanato tramite concia. I rameici risultano efficaci per trattamenti in vegetazione. G Cercosporiosi* (Cercospora zonata ; Asc.). I sintomi sono molto comuni, ma la sua dan- nosità è abbastanza limitata. Sulle foglie compaiono maculature rotondeggianti o angolari con zone concentriche di colore bruno-grigiastro delimitate da un alone più scuro. Su tali aree necrotiche si differenziano conidiofori portanti piccoli conidi in grado di diffondere la malattia, in particolare nei periodi umidi o piovosi. DIFESA: non giustificata. Muffa grigia* (tel. Botryotinia fabae e Botryotinia fuckeliana, an. Botrytis fabae e B. cinerea; Asc.). Sulle foglie compaiono macchioline puntiformi di colore nero che poi, estendendosi, virano al grigio nella parte centrale; le foglie possono cadere anticipatamente. Sui baccelli e sugli steli si notano ampie necrosi che inducono rapidamente la morte della pianta. Nei fiori la malattia provoca un abbondante colatura. Può sopravvivere anche saprofiticamente e in diverse forme (micelio, conidi, sclerozi); si diffonde attraverso conidi. Le infezioni sono favorite da condizioni ambientali caratterizzate da elevata umidità e piogge ripetute nell ambito di un ampio intervallo termico (dai 10 ai 20 °C). DIFESA: preventiva con lunghe rotazioni, adozione di tecniche colturali in grado di evitare ristagni idrici ed elevate umidità, distruzione dei residui colturali infetti. Nel caso di attacchi gravi, soprattutto in colture porta-seme, si consigliano interventi chimici con thiram e rame. Rizottoniosi** (Thanatephorus cucumeris, syn. Rhizoctonia solani; Bas.). Dannosa nei confronti di tutte le leguminose, specialmente nei primi stadi vegetativi, nei quali provoca i maggiori danni. (®Fagiolo). Ruggine* (Uromyces viciae-fabae; Bas.). Molto comune, oltre che sulla fava, anche su altre leguminose quali il pisello. Su entrambe le pagine fogliari, sui piccioli e sugli steli, compaiono piccole pustole rotondeggianti contornate da un alone clorotico che si G02_3_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 339 5/30/18 9:40 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini