SEZIONE G

G 348 f AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE dei tessuti a partire dalla base del fusto. DIFESA: evitare ristagni chimici; interventi con antagonisti (es. Trichoderma spp.) in pre-semina, semina e trapianto. Peronospora* (Plasmopara nivea ; Oomycota). I sintomi di questa malattia consistono in macchie, inizialmente clorotico-giallastre e successivamente più scure, che compaiono sulla pagina superiore delle foglie, mentre al di sotto, in corrispondenza delle aree colpite, fuoriesce una muffetta leggera di colore bianco, data dagli elementi riproduttivi del fungo (conidiofori), che rilasciano conidi infettanti. La diffusione e lo sviluppo della malattia sono favoriti da clima umido e piovoso. Il patogeno può conservarsi anche in forma di oospore nei tessuti delle piante infettate. DIFESA: rotazione, distruzione dei residui infetti, interventi con rameici. Fitoftora** (Phytophthora syringae ; Oomycota). Si tratta di un patogeno tellurico. I sintomi consistono in lesioni necrotiche sui piccioli e sulle loro ramificazioni; le foglie quindi si coricano sul terreno e si sviluppano successivamente marciumi secondari. La malattia compare a temperature intorno ai 10 °C. La sopravvivenza del patogeno è assicurata da oospore e clamidospore sui residui colturali e nel terreno, spore che divengono attive dopo prolungati periodi di pioggia; la diffusione è dovuta all irrigazione e/o agli schizzi di pioggia ed è favorita da microferite sulle piante. DIFESA: trattamenti con rameici, propamocarb, funghi antagonisti (Trichoderma spp.). Mal bianco* (Erysiphe heraclei, syn. E. umbelliferarum ; Asc.). Sono suscettibili tutte le ombrellifere, in particolare carota e finocchio, colpiti solitamente a fine estate; la malattia è favorita da clima caldo-umido, ma è ostacolata dalla pioggia battente. Come in tutti i mal bianchi, l infezione si manifesta con comparsa di aree ricoperte da farinosità biancastra su cui possono formarsi anche i cleistoteci, i quali consentono la sopravvivenza del fungo. Questo peraltro può anche conservarsi in forma agamica sui residui infetti o su vegetazione spontanea. DIFESA: interventi con zolfo alla comparsa dei primi sintomi. Ramularia** (Passalora punctum, syn. Cercosporidium punctum ; Asc.). Questa malattia ha una storia tassonomica piuttosto complessa, tanto che ancora oggi, seppur erroneamente, viene talvolta riferita a Ramularia foeniculi. Interessa anche l aneto e il prezzemolo. Le foglie e i fusti colpiti presentano macchie brune, incavate, di forma allungata; le colture attaccate sono riconoscibili anche a distanza, in quanto l insieme della vegetazione appare giallo brunastro anziché di tinta verde. La diffusione dei conidi viene assicurata dal vento, mentre lo sviluppo della malattia è favorito da andamenti climatici molto umidi ed è maggiore nei terreni fertili, ben irrigati, e riccamente concimati. La germinazione dei conidi, in particolare, è buona tra i 15 e i 30 °C, con l ottimo a 25 °C. Il periodo di incubazione è dell ordine dei 20-25 giorni. Nelle condizioni climatiche del Centro-Sud Italia (in particolare si manifesta nell area del Fucino) la si può riscontrare nel periodo compreso tra settembre e novembre, quando si manifestano elevati tassi di umidità. DIFESA: contenimento indiretto delle infezioni attraverso i trattamenti con prodotti rameici realizzati contro la peronospora, trattamenti specifici con difenoconazole. Rizottoniosi* (Thanatephorus cucumeris, syn. Rhizoctonia solani; Bas.). Questo patogeno, assai polifago, è tra i responsabili in semenzaio della moria delle giovani piantine. Su piante cresciute può causare il marciume delle radici e del colletto con rapido collasso della pianta: le radici appaiono di color marrone e alla base dello stelo può comparire una lesione edematosa. DIFESA: eliminazione delle piantine colpite, impiego di materiale di propagazione certificato, buone pratiche agronomiche, impiego di funghi antagonisti (Trichoderma spp.). G02_3_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 348 5/30/18 9:40 AM S p la fu le C b i f M r la d d fa m tu A p d ( g C c M r b i C A o b e A v a D A s o la A v s p c

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini