SEZIONE G

ni ne e m il a nmo a e aa ù li a ae e ); o ro ) ri ) li so, e oe oel ) a ù e PROTOZOI, CROMISTI E FUNGHI G 35 e la sua forma sessuata corrisponde alla Botryotinia fukeliana. Altri esempi sono dati dai generi Cercospora (la forma sessuata appartiene al genere Mycosphaerella), Cylindrocarpon, con numerose specie patogene dell apparato radicale di piante erbacee e arboree, Cladosporium caratterizzato prevalentemente da specie ad attitudine saprofitaria, alcune coinvolte in alterazioni indicate come fumaggini ; presenta inoltre specie a comportamento parassitario come C. fulvum (syn. Passalora fulva) e C. cucumerinum (forma anamorfica di Davidiella), responsabili di gravi alterazioni su pomodoro e cucurbitacee. I conidiofori e i conidi di colore scuro determinano sugli organi che attaccano delle aree di aspetto vellutato con tonalità di colore bruno più o meno intenso. Il genere Monilia comprende specie saprofite e parassite che causano malattie delle piante note genericamente come moniliosi (es. M. laxa e M. fructigena sulle drupacee collegati a Monilinia quale forma sessuata tra gli Ascomiceti): Penicillium (con, per esempio, le tipiche muffe grigio-verdi su agrumi causate da P. italicum e P. digitatum collegate al genere Eupenicillium tra gli Ascomiceti); Ramularia (es. Ramularia beticola che causa macchie fogliari su bietola simili a quelle di cercospora collegata a Mycosphaerella), il genere Rhizoctonia (es. R. solani con forma sessuata corrispondente al basidiomicete Thanatephorus cucumeris attacca l apparato radicale di patata e pomodoro), Rhynchosporium (es. R. secalis che interessa i cereali), Spilocaea (S. pomi, forma conidica di Venturia inaequalis agente della ticchiolatura delle pomacee), Stemphylium le cui specie (generalmente in grado di produrre tossine) causano gravi danni attaccando in particolare frutti, ma anche fusti erbacei di piante coltivate (es. S. botryosum e S. vesicarium entrambi legati alla forma sessuata genere Pleospora e rispettivamente P. herbarum e P. alii; in particolare il secondo risulta l agente di maculatura bruna del pero); infine il genere Verticillium con, per esempio, V. albo-atrum e V. dahliae funghi vascolari che penetrano all interno di piante arboree ed erbacee attraverso lesioni radicali, da cui danno inizio al processo d infezione. Si sviluppano all interno dei vasi legnosi occludendoli e impedendo, di conseguenza, il normale trasporto della linfa grezza agli organi della pianta. Alcune specie di Agonomycetes presentano strutture morfologiche (es. sclerozi) che ne facilitano l identificazione. Di interesse fitopatologico sono alcuni generi come Sclerotium, i cui filamenti miceliali si uniscono in masse più o meno compatte che costituiscono organi di conservazione denominati sclerozi. Ne sono un esempio S. cepivorum (collegato alla forma ascofora di Stromatinia cepivora) e S. rolfsii (collegato al basidiomicete Athelia rolfsi) che causano marciumi di parti carnose delle radici (bulbi, tuberi, rizomi) e interessano, per esempio, liliacee come aglio e cipolla, ma anche patata. I Coelomycetes formano le proprie spore in conidiomi chiusi che spesso crescono sotto la superficie dell ospite e si distinguono in: conidiomi acervulari, o acervuli, e picnidiali o picnidi. I primi si sviluppano nell ospite e possono essere subcuticulari, intraepidermici o subepidermici, cioè sotto l epidermide o ancora più in profondità nei tessuti. Gran parte di essi sviluppa uno strato di conodiofori relativamente corti che poi producono spore in massa. L innalzamento della pressione alla fine porta alla lesione dell epidermide e della cuticola in modo da permettere ai conidi di uscire. I picnidi, al contrario degli acervuli, si generano nello stesso tessuto del fungo e di solito hanno la forma di un fiasco. Le spore sono rilasciate attraverso una piccola apertura apicale denominata ostiolo. I picnidi a volte possono essere confusi con ascocarpi (forma sessuata del phylum Ascomycota): è importante distinguere il contenuto che nei picnidi è costituito da conidi, mentre negli ascocarpi da ascospore. G01_1_Fitopatologia.indd 35 G 15/06/18 09:23

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini