SEZIONE G

ao o o- F Fragola (Fragaria vesca) a r) oe. e o ni ro me di a no o e- usi n A: a Acaro pallido del ciclamino*** (Phytonemus pallidus ; Acar. Tars.). Sulle foglie causa bollosità, rugosità, imbrunimento dei tessuti e ripiegature del margine. Trascorre l inverno con femmine riparate nelle gemme o nel cuore della pianta. Compie 5-7 generazioni all anno e si diffonde con l impiego di stoloni infestati. DIFESA: trattamento delle piante infestate in acqua a 43,5 °C per 30 minuti o esposizione per un ora, in camera chiusa, all aria calda e alla suddetta temperatura; ricorso al trattamento con fenpyroximate. Ragnetto rosso comune*** (Tetranychus urticae ; Acar. Tetranich.). Infesta le foglie, formando trame sericee e causando, con le sue punture, la comparsa di una colorazione grigio piombo. Sverna con femmine riparate in mezzo alla vegetazione disseccata della fragola o di altri ospiti erbacei e compie più generazioni all anno. DIFESA: interventi con hexitiazox, tebufenpyrad, clofentezine, fenpyroximate, abamectina e, in coltura protetta, ricorso alla lotta biologica con lanci del fitoseide Phytosejulus persimilis. n Meloidogine*** (Meloidogyne sp.; Tilenc. Eter.). Infestano l apparato radicale formando galle e nodosità. Le infestazioni si riscontrano soprattutto nei terreni sciolti. Trattasi di specie polifaghe che compiono 4-5 generazioni all anno, con cicli di 21-56 giorni, in funzione delle condizioni ambientali. DIFESA: impiego di materiale vivaistico indenne; disinfestazione del terreno con dicloropropene; ricorso alla solarizzazione. Nematode dei bulbi e dello stelo*** (Ditylenchus dipsaci ; Tilenc. Anguin.). Vive all in- terno dei tessuti causando bollosità internervali e accartocciamenti del lembo fogliare, deformazione dei piccioli fogliari e dei peduncoli fiorali. Sopravvive allo stato di anabiosi su svariate piante erbacee. DIFESA: impiego di materiale indenne e ricorso a rotazioni con piante poco suscettibili. 8 ehi rA: r e a e e ni G 353 G Nematodi fogliari*** (Aphelenchoides fragariae, A. ritzemabosi ; Tilenc. Afelenc.). Le piante infestate ritardano l apertura delle foglie; queste ultime rimangono piccole e deformi e presentano il bordo arrossato. Scarsissima o nulla è la produzione di frutti e si assiste all emissione di numerosi e corti stoloni. DIFESA: come per Ditylenchus dipsaci. g Limaccia grigia*** (Deroceras reticulatum ; Gast. Agriolim.). Compie erosioni sui frutti, c Marciume bruno* (Phytophthora cactorum ; Oomycota). La malattia si manifesta con soprattutto nei periodi caratterizzati da persistente bagnatura della vegetazione. DIFESA: distribuzione di calce, sulla fascia di terreno della parte perimetrale della coltivazione, per ostacolare l entrata dall esterno delle limacce; distribuzione di esche commerciali a base di metaldeide o di fosfato di ferro; ricorso alla lotta biologica con la distribuzione di sospensioni del nematode molluschicida Phasmarhabditis hermaphrodita. l appassimento della vegetazione fogliare più giovane durante le ore più calde. Il rizoma sezionato mostra una zona bruno scura, con tessuti spugnosi. I frutti sono colpiti prima di giungere a maturazione; su essi si manifesta una forma di marciume bruno, con tessuti che perdono rapidamente acqua per poi assumere consistenza cuoiosa. In presenza di forte umidità, sui frutti colpiti appare una formazione miceliale biancastra. Durante la conservazione la malattia si diffonde da frutto a frutto. DIFESA: ricorso ad ampi avvicendamenti; impiego di piante sane e varietà poco sensibili al drenaggio del terreno; trattamento delle piantine per immersione in soluzioni di fosetil-Al o di melalaxil-M 1 sali rameici; trattamento autunnale in fase di post-trapianto con i suddetti preparati o con propamocarb; raccolta e allontanamento dei frutti colpiti dalla malattia. G02_3_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 353 5/30/18 9:40 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini