SEZIONE G

G 370 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE togeni fogliari, per cui di regola la diagnosi avviene in laboratorio. L infezione inizia solitamente dalle foglie basali a contatto con il terreno per poi risalire. Il patogeno può conservarsi sui residui oppure su graminacee spontanee o sui semi; la sua diffusione, oltre che per seme, avviene a mezzo di acqua e vento e talvolta di insetti. DIFESA: si basa su criteri agronomici preventivi (bruciatura dei residui colturali, rotazioni, regolazione della densità di semina). Rizottoniosi** (tel. Ceratobasidium cornigerum, an. Rhizoctonia cerealis ; Bas.) (®Mal del piede). Ruggine bruna*** (Puccinia recondita; Bas.). Si tratta della più comune ruggine del frumento. Attacca principalmente le foglie, sulla cui pagina superiore forma pustole rotondeggianti di colore rosso mattone, disposte irregolarmente sul lembo (uredosori, contenenti le uredospore). Col procedere della stagione si sviluppano, soprattutto sulla pagina inferiore, i teleutosori, di colore marrone scuro, che contengono le teleutospore. Il patogeno compie alcune fasi del ciclo su ospiti intermedi, dai quali le ecidiospore riportano le infezioni sul frumento ma le infezioni possono derivare anche dalle uredospore prodotte da altre piante (es. graminacee spontanee). Il fungo ha un optimum di temperatura fra 15 e 20 °C ed è favorito da elevati valori di umidità. In condizioni favorevoli alla malattia si possono succedere diverse generazioni. DIFESA: oltre che con l impiego di varietà resistenti o tolleranti, è possibile contenere le diverse ruggini con interventi a partire dalla spigatura o dalla comparsa dei primi sintomi. I prodotti più indicati sono i triazoli (es. tebuconazole, prothioconazole, cyproconazole, tetraconazole, flutriafol). Il trattamento in spigatura è utilizzato anche per contrastare altre malattie fungine, come la fusariosi della spiga e l oidio, e viene spesso effettuato con miscele di più sostanze attive, comprese strobilurine e SDHI. Ruggine gialla** (Puccinia striiformis ; Bas.). Viene chiamata anche ruggine striata in quanto causa sulle foglie la comparsa di pustole disposte in strisce longitudinali parallele alle nervature, piccole e allungate, di colore giallo limone (uredosori), che producono le uredospore destinate a diffondere le infezioni. Col procedere della stagione si sviluppano anche pustole di colore nero-bruno (teleutosori). Attacca prevalentemente le foglie, ma può colpire anche gli organi fiorali (reste comprese), più raramente i culmi e le guaine fogliari. Il patogeno non ha ospiti intermedi e sverna come uredospore o micelio sui resti colturali o piante spontanee. Anche se non è presente tutti gli anni, è la prima ruggine a manifestarsi in primavera, favorita da temperature fresche (10-15 °C) e bagnature e può compiere diversi cicli fino alla fine della fioritura. DIFESA: viene condotta congiuntamente a quella contro le altre ruggini. Ruggine nera** (Puccinia graminis; Bas.). Denominata anche ruggine lineare o dello stelo, è una malattia conosciuta fin dai tempi antichi ed è la più pericolosa fra le ruggini, anche se compare tardivamente. Può attaccare tutte le parti della pianta, principalmente culmo e foglie, sulle quali dà origine a pustole allungate (anche oltre 1 cm), parallele alle nervature, di colore bruno-nero (uredosori). Da questi le uredospore diffondono le infezioni fino alla formazione di pustole nerastre (teleutosori), da cui vengono prodotte le teleutospore, deputate alla conservazione del patogeno. Le teleutospore in primavera germinano e infettano con le basidiospore un ospite intermedio (Berberis vulgaris o crespino), su cui prosegue il ciclo. Nelle regioni a clima mite, peraltro, il fungo può continuare a svilupparsi sui cereali attraverso le uredospore. Avendo un optimum di temperatura superiore ai 20 °C, la ruggine nera è l ultima ruggine a comparire e si G02_3_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 370 5/30/18 9:40 AM m q S o in e d d c in s e p m L in p c te ° l r im s g te z A d m r v M fe d c m g la d r in r s d a

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini