SEZIONE G

F Frumento (Triticum vulgare, T. durum) a ò e, si a- manifesta a partire dalla spigatura-fioritura. DIFESA: viene condotta congiuntamente a quella contro le altre ruggini. Septoriosi*** (tel. Mycosphaerella graminicola, an. Zymoseptoria tritici e tel. Phae- osphaeria nodorum, an. Parastagonospora nodorum ). Con questo termine viene indicato un quadro sintomatologico sostenuto da due patogeni: Zymoseptoria tritici e Parastagonospora nodorum (in passato denominata Septoria nodorum). Entrambi determinano, principalmente sulle foglie, grazie anche alla produzione di tossine, aree decolorate, a contorno non ben definito, che poi necrotizzano e col tempo tendono a confluire, causando un diffuso disseccamento dell apparato fogliare. P. nodorum può infettare spesso anche le cariossidi. In presenza di elevata umidità, sui tessuti infetti si sviluppano numerosissimi corpiccioli globosi, bruno-nerastri (picnidi), da cui vengono emessi cirri o goccioline gelatinose di colore beige rosato, contenenti i conidi. I due patogeni sono distinguibili al microscopio. I conidi di Z. tritici hanno da 3 a 7 setti, mentre quelli di P. nodorum 1-3; inoltre, i primi sono più lunghi (2-4 m rispetto a 1-3,5). Le infezioni possono iniziare già in autunno per poi proseguire in forma epidemica in primavera. Entrambi i patogeni vengono diffusi attraverso il vento e la pioggia e le principali fonti d inoculo sono i residui colturali; inoltre P. nodorum viene diffusa anche dalle cariossidi. Un altra differenza fra i due patogeni è data dalle diverse esigenze termiche: Z. tritici si sviluppa meglio fra 15 e 20 °C mentre P. nodorum fra 20 e 27 °C e ciò spiega la normale comparsa più precoce (sin dalla levata) del primo, mentre l altro si manifesta dalla spigatura. DIFESA: viene avvantaggiata dall interramento dei residui colturali ma, considerando anche la scarsa disponibilità di varietà resistenti, è imperniata sull applicazione di fungicidi e il momento migliore per l intervento corrisponde alla fase di levata nello stadio foglia a bandiera . I prodotti più indicati sono gli analoghi delle strobilurine, i triazoli e gli SDHI, spesso utilizzati in miscele varie (es, tebuconazole 1 bixafen, cyproconazole 1 isopyrazam, pyraclostrobin 1 epoxyconazole, trifloxystrobin 1 cyproconazole, azoxyzstrobin 1 cyproconazole 1 isopyrazam). Al fine di limitare i rischi di resistenza, può essere opportuno inserire nei programmi di intervento anche prodotti multi-sito come il mancozeb e il chlorothalonil. Il trattamento contro la septoriosi è in grado di contenere anche eventuali attacchi precoci di ruggine bruna. l el e i, a oe em ni n n ne, e di n lusi e mi o è ) e o i, ne e e es ò di si G 371 v G Mosaico comune** (Soil-borne cereal mosaic virus 5 SBCMV, gen. Furovirus). Si mani- festa con un leggero mosaico, evidente sulle foglie più giovani, e riduzione di sviluppo delle piante, particolarmente accentuato nelle varietà molto sensibili. Nelle condizioni climatiche dell Italia settentrionale le alterazioni cromatiche in genere sono maggiormente evidenti durante i mesi di febbraio-marzo, in corrispondenza della levata; in seguito si attenuano gradualmente fino a scomparire. L infezione colpisce principalmente la parte ipogea provocando una notevole riduzione di sviluppo delle radici, soprattutto di quelle secondarie. SBCMV infetta anche l orzo e la segale. In natura è inoculato nelle radici di piante suscettibili dalle zoospore del protozoo Polymyxa graminis; l infezione, in assenza di piante ospiti, si conserva per parecchi anni nelle spore durevoli del vettore rilasciate nel terreno dai residui radicali infetti (si veda la Parte generale). DIFESA: si basa sull impiego di varietà poco sensibili. Per prevenire l accumulo del complesso spore durevoli del vettore-virus nel terreno, è necessario evitare il ritorno di cereali suscettibili al virus nel medesimo appezzamento a brevi intervalli di tempo. G02_3_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 371 5/30/18 9:40 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini