SEZIONE G

G 374 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE maschili che, sempre per partenogenesi, originano larve maschili destinate a impuparsi per originare maschi alati. Ogni generazione partenogenetica si svolge in soli 4-5 gg con temperature ottimali di 25 °C e il passaggio dalla riproduzione partenogenetica a quella anfigonica è determinato dall invecchiamento del substrato e dalla diminuzione del quantitativo di vegetazione miceliale. DIFESA: protezione degli alimenti di coltura con reti con maglie inferiori al millimetro; impiego di trappole cromotropiche gialle per la cattura degli adulti. f i c c n d e v Mal della tela o muffa bianca** (Hypomyces rosellus, syn. Cladobotryum dendroides ; Asc.). Il fungo è responsabile della malattia nota anche come cobweb disease. Il micelio, di colore bianco e con l aspetto di una ragnatela, ricopre la coltivazione e i funghi colpiti, soprattutto quelli più giovani, marciscono. Il substrato di coltura troppo bagnato e condizioni di forte umidità nell ambiente di coltivazione favoriscono lo sviluppo delle infezioni. Il patogeno è difficilmente eradicabile, per cui sono importanti i provvedimenti di prevenzione. DIFESA: accurata asportazione dei residui della coltivazione precedente; disinfezione con pentaclorofenolo o con ipoclorito di sodio delle pareti e del pavimento degli ambienti di coltivazione; evitare gli eccessi di umidità nel substrato; assicurare il ricambio dell aria per abbassare gli eccessivi livelli di umidità all interno degli ambienti; intervento con prochloraz con finalità preventiva e/o curativa. L te m v v c S e le e n li L d fr ta te d c fi la d p a Marciume umido** (Hypomyces perniciosus, syn. Mycogone perniciosa ; Asc.). La ma- lattia è nota anche come wet bubble disease. Il fungo colonizza con il suo micelio flocculante, di colore bianco, le coltivazioni di Agaricus bisporus espandedosi a macchia d olio. DIFESA: applicazione di prochloraz. Verticilliosi o marciume secco** (Lecanicillium fungicola, syn. Verticillium fungicola ; Asc.). La malattia, nota come dry bubble disease , colpisce il prataiolo (Agaricus bisporus) e, se l infezione è precoce, non si differenziano gambo e cappello e il fungo assume una forma globosa grigio-bruna; sui funghi con gambo e cappello già differenziati determina desquamazioni, distorsione del gambo, nonché macchie brunogrigie sul cappello. DIFESA: asportazione dei funghi colpiti; applicazione di prochloraz. Muffa verde** (Trichoderma spp., Gliocladium spp.; Asc.). Si tratta di funghi diffusi in natura su materiale vegetale in disfacimento sotto forma miceliale o con spore e l introduzione nelle coltivazioni avviene attraverso l uomo (es. per attrezzature inquinate o scarsa pulizia delle maestranze). Colpisce preferibilmente le coltivazioni di Pleurotus spp. (orecchione e cardoncello) e Agrocybe aegerita (pioppino o piopparello); i carpofori colpiti vengono ricoperti da una muffa verde, che poi determina la scomparsa del micelio dei funghi coltivati. DIFESA: adozione di misure atte a impedire la contaminazione della coltivazione da parte dell uomo e delle attrezzature; impiego di prochloraz al momento dell apporto del terreno di copertura. b Batteriosi*** (Pseudomonas tolasii; Gracilicutes). Colpisce il cardoncello (Pleurotus heryngii). La malattia si manifesta con macchie di colore giallo ocra aranciato, rotondeggianti, del diametro di qualche millimetro, isolate o interessanti talora l intero cappello, mentre sul gambo sono tendenzialmente allungate. I carpofori colpiti arrestano lo sviluppo e marciscono emanando uno sgradevole odore. La malattia, talora già presente sui funghi appena raccolti, si sviluppa anche durante la fase di conservazione e commercializzazione. Essa può avere decorsi assai variabili, causando la morte di tutti G02_3_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 374 5/30/18 9:40 AM V v lo c d s r n i O L c r s a (

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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini