SEZIONE G

G 378 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE Fialoforosi* (Phialophora cinerescens ; Asc.). Causa una forma di avvizzimento acropeto dei germogli, che poi ingialliscono e disseccano. Il quadro sintomatologico è di tipo tracheomicotico. Infatti, nelle piante colpite sono rilevabili imbrunimenti dei fasci fibro-vascolari e la loro parziale occlusione con sostanze di colore bruno-arancione. I conidi si formano all apice di conidiogeni fialidiformi, isolati o densamente aggregati, costituiti da un corpo cilindrico rigonfio e con l apice a forma di coppa. Spesso i conidi rimangono uniti per formare masserelle rotondeggianti, poste all apice delle fialidi. Le infezioni avvengono attraverso le radici. Il decorso della malattia ha una durata che varia in funzione della temperatura e della pianta. La temperatura ottimale per lo sviluppo delle infezioni è di 15-18 °C. In primavera la malattia si sviluppa più lentamente; la morte sopraggiunge nel volgere di un paio di settimane nelle barbatelle e dopo alcuni mesi nelle piante adulte. Il fungo sopravvive nel terreno con clamidospore, che rimangono vitali fino a 7 anni e alla profondità di 70-80 cm. Nell ambito varietale, caratteristiche di resistenza sono espresse dalle cv. Londernal ed Etna ; mediamente tolleranti sono invece le var. Duca, Lanakiro e Sacha. DIFESA: disinfezione del terreno con vapore surriscaldato, metam-sodio, dazomet; utilizzo di talee sane; adozione di varietà resistenti; asportazione e distruzione delle piante sintomatiche. c n to E p s u r m e i la d N d d Fusariosi vascolare*** (Fusarium oxysporum ; Asc.). La malattia si manifesta in genere nella tarda primavera, causando l avvizzimento della vegetazione. In sezione gli steli presentano imbrunimenti dei fasci fibro-vascolari. La pianta reagisce con l emissione di nuovi getti. Il fungo è caratterizzato da diversi patotipi (almeno 8 in Italia, i più frequenti dei quali contraddistinti con i numeri 1, 2 e 4). Esso si conserva nel terreno con clamidospore e la contaminazione avviene per via radicale, per penetrazione diretta del micelio o attraverso ferite di varia origine. Il micelio attraversa l anello corticale e invade i vasi linfatici per poi raggiungere la parte aerea, non contrastato nella sua progressione da tilli, che questa pianta non è in grado di formare. La disseminazione del fungo avviene con l utilizzo di substrati infetti e l impiego di acqua addotta da bacini contaminati. La malattia trova condizioni favorevoli di sviluppo con temperature intorno ai 22-25 °C e con valori subacidi del terreno. Diverso è il grado di suscettibilità varietale (es. la var. Duca è resistente alla fusariosi, ma è al contrario suscettibile alla fialoforosi). La suscettibilità della pianta diminuisce con una equilibrata fertilizzazione e con l apporto di calcio. DIFESA: disinfezione del terreno con vapore surriscaldato, metam-sodio, dazomet; utilizzo di talee sane; adozione di varietà resistenti; ricorso a concimazioni con fertilizzanti ricchi di calcio; utilizzo di acqua proveniente da bacini di raccolta non inquinati; asportazione e distruzione delle piante sintomatiche, applicazione di thiophanate-methyl sul terreno. V Rizottoniosi** (Thanatephorus cucumeris, syn. Rhizoctonia solani; Bas.). Causa marce- scenza del colletto e delle radici, per cui le piante colpite presentano vegetazione stentata, foglie pallide e infine disseccano. Alla superficie dei tessuti alterati si differenzia una muffa olivacea, nell ambito della quale si formano masserelle scleroziali che costituiscono la forma di conservazione del fungo. Le infezioni sono favorite dai ristagni di umidità nel terreno e da temperature di 15-35 °C. DIFESA: disinfezione del terreno con metam-sodio, dazomet; abbassamento dell umidità nel terreno assicurando un buon drenaggio e razionalizzando gli interventi irrigui; interventi con tolclofos-methyl; asportazione distruzione delle piante colpite. Ruggine*** (Uromyces dianthi, syn. U. caryophyllinus ; Bas.). Sulle foglie e sullo stelo si formano pustole allungate, inizialmente rossastre (uredosori), circondate da un alone G02_3_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 378 5/30/18 9:40 AM m la ta S d fo S N m s b tr b N v V C N c te r ( m v 5 C la g s C

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini