SEZIONE G

G Garofano (Dianthus caryophyllus) G 379 odi ci e. i, di e ao rsi o e o ri; clorotico, che lasciano fuoriuscire una miriade di uredospore di colore giallastro, destinate a diffondere le infezioni. In seguito si sviluppano i teleutosori che producono teleutospore svernanti. La ruggine è eterociclica e svolge parte del ciclo su piante del genere Euphorbia (E. nicaeensis ed E. gerardiana), sulle cui foglie differenzia le fruttificazioni picnidiche ed ecidiche. Queste ultime rilasciano ecidiospore che riportano le infezioni sul garofano. La trasmissione delle infezioni sul garofano avviene soprattutto tramite le uredospore; un ruolo importante è svolto dalle talee infette. La ruggine si conserva sui residui vegetativi lasciati in campo con le operazioni di raccolta e sui residui colturali. La malattia si sviluppa soprattutto alla fine dell estate o all inizio dell autunno, favorita da elevati livelli di umidità dell aria e dalla bagnatura delle foglie, per poi rallentare durante i mesi invernali. Le temperatura ottimale per lo sviluppo delle infezioni è di 13-18 °C e la germinazione delle uredospore avviene con bagnatura delle foglie per almeno 6 ore, dopo un periodo d incubazione di una ventina di giorni a una temperatura di 18 °C. Nessuna varietà è resistente alla malattia. DIFESA: utilizzo di talee sane; eliminazione delle irrigazioni per aspersione; interventi con sali di rame e triazoli (es. penconazole, difenoconazole). e li e en a e a e ae à a e o, a ni a- Vaiolatura*** (Mycosphaerella dianthi ; Asc.). Si manifesta su tutte le parti aeree con ena idi n n r- si e macchie rotondeggianti ad occhio di pavone , isolate o confluenti, rosso-violacee, con la parte centrale chiara, nell ambito delle quali si differenzia una leggera muffa vellutata di colore nerastro, costituita dai rami conidiofori e dai conidi della forma agamica. Sulla vegetazione colpita può differenziarsi, in inverno, la forma sessuata rappresentata da pseudoteci con aschi contenenti ascospore costituite da due cellule disuguali; la forma di conservazione più frequente è tuttavia quella agamica con micelio e conidi. Suscettibili sono diverse varietà dell ecotipo Miniatures, nonché le cv. Grazia, Mosè, Nora, Parsifal, Raggio di sole, Silvia ; parzialmente resistenti sono quelle dell ecotipo mediterraneo (es. Biancaneve, Borghetto). Le infezioni sono favorite da un andamento stagionale con elevata umidità ambientale. DIFESA: arieggiamento delle serre per abbassare il tasso di UR; coltivazione di cv. poco sensibili; distruzione delle parti colpite; trattamenti con sali rameici. b Nanismo batterico* (Dickeia chrysanthemi , syn. Erwinia chrysanthemi; Gracilicutes). v Virosi*. Fra i virus che infettano il garofano i più diffusi in Italia, tutti specifici del garofano o di poche altre specie affini, inducono le seguenti malattie: incisioni anulari** (Carnation etched ring virus 5 CERV, gen. Caulimovirus); maculatura*** (Carnation mottle virus 5 CarMV, gen. Carmovirus); maculatura anulare** (Carnation ringspot virus 5 CRSV, gen. Dianthovirus); maculatura nervale** (Carnation vein mottle virus 5 CVMoV, gen. Potyvirus); striatura necrotica** (Carnation necrotic fleck virus 5 CNFV, gen. Closterovirus); virosi latenti* (Carnation latent virus 5 CLV, gen. Car- G Causa una forma di marciume basale, con conseguente avvizzimento delle barbatelle. Nelle piante adulte può causare nanismo, vegetazione cespugliosa e lento deperimento che culmina talora con l avvizzimento. DIFESA: impiego di talee sane prelevate da piante madri indenni; distruzione delle piante colpite; interventi con sali di rame. lavirus). CarMV è quello più diffuso e pericoloso: le piante infette mostrano aree giallastre e deformazione del lembo fogliare, hanno ridotto vigore vegetativo, sono più suscettibili alle malattie e producono steli e fiori di scarsa qualità. In associazione con CVMoV, si evidenzia un effetto sinergico con la comparsa di decolorazioni, striature G02_3_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 379 5/30/18 9:40 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini