SEZIONE G

G 38 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE GENERALE che svolge la sua azione all interno dei tessuti dell ospite e che costituisce il caratteristico comportamento della maggior parte delle malattie fungine. La penetrazione all interno dell ospite può avvenire attivamente oppure passivamente. La penetrazione attiva si verifica quando il patogeno penetra attraverso il tegumento intatto dell ospite. La cuticola, nella maggior parte dei casi, viene forzata mediante un azione meccanica, coadiuvata da secrezioni di sostanze chimiche che svolgono un azione litica nei confronti delle barriere cellulari. Il promicelio, assottigliato all apice, perfora la cuticola; una volta entrato sotto la cuticola, il fungo demolisce le pareti cellulari dell epidermide mediante la produzione di enzimi (es. Venturia inaequalis, Spilocaea oleaginum). Dopo che l apice del promicelio ha oltrepassato la parete, insorge una serie di trasformazioni, sia in essa sia nel contenuto cellulare, che rappresentano fenomeni di reazione dell ospite volti a ritardare il progresso dell ifa del patogeno. Quando questa reazione e la resistenza fisica e biochimica mobilitate dalle cellule sono superate, i rapporti fra ospite e patogeno sono diventati stabili e definitivi, il processo di penetrazione ha compiuto il suo ciclo e l infezione è quindi in atto. Questi rapporti vengono ancor più efficacemente stabiliti attraverso la formazione di organi di assorbimento (austori) che le ife extracellulari inseriscono nel lume della cellula ospite. La penetrazione passiva si verifica se il patogeno entra nella pianta attraverso vie naturali come, più comunemente, stomi (es. Plasmopara viticola) e lenticelle (es. alcuni agenti di cancri del legno), ma esso può sfruttare anche aperture di natura accidentale e occasionale (artificiali) quali ferite di origine meccanica (pratiche colturali) o parassitaria; precedenti lesioni dovute ad attacchi parassitari (spaccature da oidio sui frutti); punture o erosioni provocate da insetti o altri animali; ferite da agenti climatici (grandine, gelo), ma anche microferite causate, per esempio, dal distacco delle foglie e dei frutti. Le vie artificiali sono particolarmente importanti per l ingresso dei patogeni negli organi legnosi dove la corteccia costituisce un ostacolo spesso invalicabile. Quando la via di penetrazione è passiva si assiste a volte a una prima blanda fase di forzamento meccanico da parte del promicelio, come nel caso di Plasmopara viticola sulla rima dello stoma. Quando le ife di penetrazione hanno raggiunto le cellule interne tappezzanti la camera ipostomatica, stabiliscono rapporti duraturi analoghi a quelli della fase terminale del processo di penetrazione di tipo attivo. Alcuni patogeni sono in grado di penetrare nell ospite sia in modo attivo che passivo e questo è il caso di Botryotinia fuckeliana che, in presenza di lesioni, preferisce ricorrere alla penetrazione passiva come anche Armillaria mellea, molti agenti di ruggini e la Phytophthora infestans. A prescindere dal tipo di via che i funghi sfruttano per penetrare, non pochi hanno sedi preferenziali dalle quali iniziano la propria attività. Un esempio è dato dagli agenti di alterazione dell apparato radicale e del colletto e da quelli che infettano primariamente i fiori e i frutti. L incubazione è la fase in cui l agente patogeno invade e si propaga all interno dell ospite, se si tratta di un endofita, oppure instaura rapporti nutrizionali con esso rimanendo all esterno, se di tipo ectofita. Il periodo che intercorre tra il momento della inoculazione e quello della comparsa dei sintomi della malattia prende appunto il nome di periodo di incubazione. In alcuni patogeni tale diffusione ha luogo con una aggressione diretta delle cellule ospiti (biotrofia) preceduta (come nei parassiti da ferita), o meno (come in Phytophthora infestans), da un periodo di vita saprofitaria a spese del materiale cellulare lesionato, al termine del quale compaiono le proprietà biotrofe. Altri patogeni si diffondono tramite un meccanismo di aggressione indiretta, in quanto G01_1_Fitopatologia.indd 38 15/06/18 09:23 r p e d N q o p c to ( a il lu fu m a s L è m lu r s U s im c in 9 u s o c m d s tr ti te d c (

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini