SEZIONE G

G Geranio (Pelargonium zonale, P. peltatum) lo o. o; sme a en ue. n n e ù o e, ò e e n li e ocsi a- f o r - o o a i. e, a. b v G 383 Licenide sud-africano del pelargonio*** (Cacyreus marchalli ; Lepid. Licen.). Le larve (di colore verde-giallastro, ornate di peli bianchi, con bande longitudinali dorso-laterali e laterali color lilla, lunghe a maturità 15-20 mm) minano inizialmente il mesofillo fogliare per poi fuoriuscire e scavare, durante la II-IV età, gallerie discendenti nel fusto e nelle ramificazioni. Esse fuoriescono più volte penetrando nuovamente e, compiendo fori rotondi, divorano foglie, fiori e apici vegetativi. Le piante colpite deperiscono e manifestano ampie porzioni disseccate. Gli adulti (15-27 mm di apertura alare) hanno il lato superiore delle ali anteriori color marrone con frange interessate da piccoli tasselli bianchi alternati, mentre le ali posteriori presentano una codetta alla base della quale si trova una piccola macchia rotonda nera, bordata di bianco. Le femmine depongono le uova, in modo isolato, preferibilmente su sepali e bottoni fiorali, meno frequentemente sulle foglie. In un anno si susseguono diverse generazioni, parzialmente accavallate, con svernamento allo stato larvale. DIFESA: intervento con Bacillus thuringiensis var. kurstaki e aizawai alla nascita delle larve. Nottua calcite*** (Chrysodeixis chalcites ; Lepid. Nott.). Le larve, sono di colore verde, con punti neri sopra la linea stigmatica chiara, lunghe a maturità circa 35 cm, vivono sulla pagina inferiore delle foglie effettuando erosioni per lo più rotondeggianti con rispetto della sola epidermide superiore, che poi dissecca. I danni si verificano soprattutto nel periodo autunnale e possono proseguire anche in inverno sulle piante poste al riparo dal gelo. DIFESA: intervento con formulazioni di Bacillus thuringiensis var. kurstaki, Bacillus thuringiensis var. aizawai o con altri preparati che agiscono per contatto e ingestione. Nottua solieri** (Mniotype solieri ; Lepid. Nott.). La nottua compie una generazione all anno con larve attive durante il periodo invernale. Queste raggiungono la maturità in circa 3 mesi, da dicembre a marzo, per poi incrisalidarsi nel terreno. DIFESA: eventuale intervento con indoxacarb, Bacillus thuringiensis var. kurstaki e aizawai. Muffa grigia** (tel. Botryotinia fuckeliana, an. Botrytis cinerea; Asc.). Causa su foglie e steli macchie marcescenti con conseguente sviluppo di muffa grigia sui tessuti alterati. Può colpire anche i fiori su cui compaiono macchie bianche che poi marciscono. La malattia si sviluppa con andamento stagionale piovoso. DIFESA: intervenire con antibotritici (es. boscalid 1 pyraclostrobin). Ruggine*** (Puccinia pelargonii-zonalis ; Bas.). Colpisce solo il pelargonio (Pelargonium zonale), sulla cui pagina inferiore forma pustole rugginose (sori), disposte in circoli concentrici, che liberano una miriade di spore (uredospore). Le infezioni avvengono in presenza di bagnature fogliari e con temperature ottimali di 11-23 °C. La conservazione del fungo avviene sotto forma uredosporica sulle foglie delle piante poste in luoghi riparati, nonché su quelle secche cadute al suolo. DIFESA: raccolta e distruzione delle foglie colpite; interventi con sali rameici, triazoli. Marciume batterico** (Xanthomonas campestris pv. pelargonii; Gracilicutes). Causa l annerimento dei tessuti interni, specialmente nella parte basale delle piante, seguito da un progressivo inaridimento e, a volte, maculature idropiche fogliari. DIFESA: asportazione e distruzione delle piante colpite; rinnovo dei substrati di allevamento. G Arricciamento fogliare* (Pelargonium leaf curl virus 5 PLCV, gen. Tombusvirus) e Decolorazione del fiore* (Pelargonium flower break virus 5 PFBV, gen. Carmovirus). Si manifestano con macchie clorotiche accompagnate da deformazione e arricciamento del lembo fogliare, decolorazioni dei fiori, stentato sviluppo delle piante. Si tratta di G02_3_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 383 5/30/18 9:40 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini