Girasole

o5 iil te. G Girasole (Helianthus annuus) a Ragnetto verde delle conifere** (Oligonychus ununguis ; Acar. Tetranich.). Anche su questa conifera, con la suzione dei succhi cellulari è asportato il pigmento clorofilliano, con conseguenti depigmentazione, bronzatura, arrossamento e caduta degli aghi. ®Abete rosso per gli aspetti morfologici e biologici dell acaro e per la difesa. f Cancro corticale** (Diaporthe juniperivora, syn. Phomopsis juniperivora ; Asc.). Sulla corteccia di piante adulte e in vivaio il fungo causa la comparsa di lesioni longitudinali che poi si aprono formando profonde fessurazioni, talora interessanti tutta la circonferenza del fusto. Sulle lesioni emergono piccoli punti rappresentanti fruttificazioni picnidiche, le cui spore diffondono le infezioni. DIFESA: interventi su piante in vivaio con sali rameici. li a Ruggini** (Gymnosporangium sabinae, G. tremelloides, G. clavariiforme, G. juniperi- virginianae; Bas.). Causano rigonfiamenti sottocorticali che, screpolandosi, lasciano uscire escrescenze digitiformi o vescicolose giallastre (teleutosori), inizialmente gelatinose, quindi asciutte, che rilasciano una polvere brunastra costituita da una miriade di teleutospore. In primavera, queste germinano per originare un basidio, le cui basidiospore originano le infezioni picnidiche, seguite da quelle ecidiche, sulle foglie del pero e delle altre pomacee (melo, pero, biancospino, nespolo). In autunno, dalle fruttificazioni ecidiche che si sviluppano sulla pagina inferiore delle foglie delle pomacee e sui futti del nespolo e del biancospino, si formano ecidi le cui ecidiospore infettano i ginepri. DIFESA: asportazione dei rami che manifestano rigonfiamenti ed escrescenze del fungo. m rn e e a a o a. a e e en o. e, ) G Girasole (Helianthus annuus) i Afide nero** (Aphis fabae ; Rinc. Afid.). Le colonie dell afide, costituite da individui di colore nero, infestano foglie e capolini. ®Fava per gli aspetti biologici. DIFESA: non necessaria. Mosca del girasole e del cartamo*** (Acanthiophilus helianthi ; Ditt. Tefrit.). Le larve (apode, bianco-giallastre, lunghe 4-5 mm) danneggiano gli ovari fecondati, quindi i semi. Gli adulti (color grigio cenere, con ali distalmente macchiate di bruno) volano in giugno e tra l ultima decade di luglio e la prima di agosto. Le femmine, con il robusto ovopositore, inseriscono le uova entro i capolini, in gruppi di 15-20 elementi. Lo sviluppo larvale avviene in 25-30 giorni e la larva matura si impupa in mezzo ai semi danneggiati. Lo svernamento avviene con pupari entro i capolini di diverse composite piante spontanee. DIFESA: non necessaria. ia o edi i. e a n G 389 Mosca gigia dei semi** (Delia platura ; Ditt. Antom.). Le larve danneggiano i semi in germinazione, le foglie cotiledonari e la parte interrata del fusto delle plantule. Compie più generazioni all anno e sverna con pupari nel terreno. DIFESA: non necessaria. c Peronospora** (Plasmopara halstedii, syn. Plasmopara helianthi ; Oomycota). Causa la morte di molti germinelli e rallenta lo sviluppo vegetativo. Invade radici, fusti e foglie. Sulla pagina superiore forma macchie rotondeggianti verde chiaro che ingialliscono e disseccano, mentre in corrispondenza, su quella inferiore, compare una leggera efflorescenza biancastra. Nei primi stadi vegetativi le foglie si afflosciano, hanno il picciolo più corto e la lamina meno sviluppata. Le piante colpite rimangono piccole, con capolino atrofizzato. Il patogeno sopravvive come micelio localizzato nel pericarpo del seme o con oospore differenziatesi in seno ai tessuti infetti e che si conservano nel terreno per G02_3_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 389 5/30/18 9:40 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini