Giuggiolo

G 390 f AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE diversi anni. Le prime infezioni avvengono ad opera delle zoospore che penetrano nelle plantule per sviluppare un micelio intercellulare che invade sistemicamente l intera pianta. DIFESA: ricorso ad ampie rotazioni; impiego di seme conciato con metalaxil-M. Cercospora** (Cercospora helianthicola ; Asc.). Sulle foglie causa la comparsa di macchie irregolari, bruno-rossastre, che a volte interessano gran parte del lembo fogliare. DIFESA: non necessaria. Marciume carbonioso** (Macrophomina phaseolina, syn. Sclerotium bataticola ; Asc.). Determina il disfacimento della parte basale del fusto. I tessuti colpiti appaiono coperti da numerosissimi corpiccioli puntiformi (microsclerozi) di colore nero. Queste presentano un elevata resistenza alle avverse condizioni ambientali e rimangono vitali nel terreno e sui resti vegetali per lungo tempo. DIFESA: impiego di seme sano ed eliminazione dei focolai di piante colpite dalla malattia. Muffa grigia* (tel. Botryotinia fuckeliana, an. Botrytis cinerea ; Asc.). Colpisce la parte distale del fusto delle giovani piante, le foglie più giovani e bottoni fiorali. I tessuti infetti si ricoprono di muffa grigia. La malattia si manifesta in concomitanza di periodi freddi e con prolungata piovosità. DIFESA: non necessaria. Oidio* (Golovinomyces cichoracearum, syn. Erysiphe cichoracearum ; Asc.). Colpisce le foglie, ricoprendole con un efflorescenza farinosa di colore bianco con odore di fungo fresco. DIFESA: non necessaria. Ruggine* (Puccinia helianthi ; Bas.). Alla fine di giugno compaiono decolorazioni sulla pagina inferiore delle foglie che si ricoprono di pustole rosso-scure prima (uredosori) e poi nere (teleutosori), disposte in ordine sparso. La malattia riveste scarsa importanza economica. DIFESA: non necessaria. Sclerotinia* (Sclerotinia sclerotiorum; Asc.). Causa un processo di marcescenza alla base dello stelo, con distruzione della parte midollare invasa dal micelio fungino. I tessuti colpiti si coprono di una muffa cotonosa di colore bianco, nell ambito della quale si differenziano corpiccioli di colore nero (sclerozi) che costituiscono gli organi di conservazione del fungo. Colpisce le piante in ogni fase del loro sviluppo, attaccando perfino la calatide. Il patogeno è polifago e si conserva nel terreno per svariati anni. DIFESA: impiego di seme non infetto; ricorso ad ampie rotazioni (almeno quadriennali), evitando nel frattempo la coltivazione di piante suscettibili (es. medica, colza, fagiolo, tabacco, cucurbitacee, pomodoro); corretta sistemazione superficiale del terreno per assicurare lo sgrondo dell acqua; asportazione e distruzione delle piante colpite. Stelo nero* (Phoma sp.; Asc.). La malattia si manifesta con aree necrotiche che, dal punto di inserzione delle foglie, si estendono a parti del fusto. Il patogeno si conserva tramite fruttificazioni picnidiche che si differenziano nell ambito dei tessuti colpiti. DIFESA: ricorso ad ampie rotazioni. Tracheoverticilliosi* (Verticillium albo-atrum ; Asc.). La malattia causa l avvizzimento e la morte delle piante già sviluppate. I fasci vascolari delle piante colpite appaiono imbruniti, in seguito alla morte dei tessuti. DIFESA: non necessaria. Giuggiolo (Ziziphus jujuba) i Mosca macchiettata delle giuggiole** (Carpomya vesuviana ; Ditt. Tefrit.). La larva (una per frutto) è di colore biancastro e lunga 8-9 mm. Essa divora la parte interna G02_3_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 390 5/30/18 9:40 AM p g a b s l d M s c i T a A f F r A n ti c v c fi lu e n c b te n le b tr M d d s n n a M d p d le

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini