SEZIONE G

G 398 a f AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE Tripide del gladiolo** (Thrips simplex ; Tisanott. Trip.). di colore fondamentalmente marrone, con il III antennomero giallo e ali marrone e con il IV basale chiaro. Adulti e forme giovanili pungono foglie e fiori causando sulle foglie la comparsa di tacche biancastre disseminate di punteggiature escrementizie scure e necrosi sui fiori. ®Gladiolo per altre notizie. DIFESA: interventi come per il gladiolo. Acaro dei bulbi** (Rhizoglyphus robini ; Acar. Acarid.). Attacca i bulbi in campo e quelli immagazzinati, soprattutto in presenza di elevata umidità ambientale, determinando processi degenerativi dei tessuti e la comparsa di marciumi. ®Gladiolo per gli aspetti morfologici, biologici e la difesa. Eterosporiosi* (Cladosporium iridis, syn. Davidiella macrospora ; Asc.). Sulle foglie causa la comparsa di piccole tacche allungate, inizialmente traslucide, quindi grigie e con un largo bordo bruno-rossastro, al centro delle quali si differenziano fruttificazioni picnidiche puntiformi di colore nero che, lacerandosi, liberano conidi destinati ad avviare nuove infezioni. La forma ascofora è rappresentata da pseudoteci contenenti aschi che liberano ascospore. La riproduzione più comune del fungo è quella agamica, ad opera di conidi olivacei portati da conidiofori fascicolati che erompono dalle aperture stomatiche. DIFESA: interventi con sali di rame o mancozeb. Macchia nera** (Bipolaris iridis, syn. Drechslera iridis ; Asc.). Si tratta della malattia fogliare più grave di questa pianta seppure fortunatamente non ricorrente. I sintomi sono costituiti da striature brune e poi nerastre sulle foglie, di aspetto polverulento che tendenzialmente sono parallele alle nervature. Con il tempo esse confluiscono e causano necrosi del tessuto. Gli attacchi assumono particolare gravità in prossimità della fioritura e in concomitanza di periodi piovosi. DIFESA: l utilizzo di bulbi infetti (presenza di macchie nere sulle tuniche esterne) rappresenta la maggiore fonte di infezione e diffusione ed è quindi consigliabile pulire il materiale eventualmente interessato dal fungo e conciarlo. Se è necessario, intervenire con mancozeb in trattamenti fogliari. Marciume basale del bulbo* (Fusarium oxysporum; Asc.). Causa nanismo, ingiallimento fogliare, incurvamento dello stelo. Le piante avvizziscono e si adagiano sul terreno. Il punto di inserzione delle radici sul bulbo si presenta marcescente. DIFESA: adozione di corrette pratiche irrigue e di fertilizzazione; termoterapia e trattamenti concianti rappresentano una ottima soluzione per eradicare il fungo dai bulbi; occorre porre molta attenzione alle temperature e ai tempi raggiunti dall intervento termoterapico che potrebbe penalizzare anche pesantemente la germogliazione. Muffa grigia* (tel. Botryotinia fuckeliana , an. Botrytis cinerea; Asc.). Colpisce essenzialmente i bottoni fiorali e i fiori, sui quali forma macchie marcescenti che si ricoprono di muffa grigia. Le infezioni sono favorite da un andamento stagionale piovoso durante la fioritura. DIFESA: non necessaria. Muffa verde** (Penicillium hirsutum, syn. Penicillium corymbiferum ; Asc.). Colpisce i bulbi durante il periodo di conservazione, ricoprendoli di muffa verde. DIFESA: immagazzinamento di bulbi integri e sani; concia a secco dei bulbi con polveri di sali rameici; allontanamento e distruzione dei bulbi ammuffiti. Rizottoniosi** (Thanatephorus cucumeris, syn. Rhizoctonia solani ; Bas.). Causa un marciume molle della parte apicale del bulbo con presenza di abbondante micelio fungino. I bulbi infetti producono piante malate e diffondono il patogeno nel terreno. DIFESA: disinfezione del terreno; concia dei bulbi. G02_3_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 398 5/30/18 9:44 AM R r le D b v M G m n fe M 5 s c ir p c s s b e M d p s v i S c M f M fa d to e p s o p r il v p fo to

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini