SEZIONE G

G 406 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE Muffa grigia** (an. Botrytis cinerea, tel. Botryotinia fuckeliana; Asc.). La malattia b in campo si manifesta sui fiori su cui provoca un marciume scuro, sui germogli con annerimenti e rammollimenti, sui rami con tacche su cui si sviluppa la caratteristica muffa. I danni maggiori si hanno sui frutti in conservazione: il marciume compare generalmente a distanza di qualche mese dalla raccolta. La perpetuazione del fungo è assicurata dal micelio presente sui rami colpiti e sui residui vegetali caduti a terra. DIFESA: moderne tecniche di refrigerazione (curing); bagni in post-raccolta con boscalid. Rizottoniosi* (an. Rhizoctonia solani, tel. Thanatephorus cucumeris; Bas.). La rizottoniosi attacca le parti ipogee, il colletto e la prima porzione del fusto della pianta: le alterazioni a carico di questi organi portano a deperimento della pianta, clorosi del fogliame, filloptosi anticipata e talvolta alla morte; possono risultare colpiti anche foglie e frutti che marciscono. Costituiscono fonte di inoculo frutti e residui caduti a terra; la penetrazione del patogeno è diretta oppure attraverso ferite. DIFESA: sistemazioni idrauliche del terreno, evitare lavorazioni che possono provocare lesioni alle piante; trattamenti con rameici alla ripresa vegetativa localizzati al piede della pianta. Maculatura batterica* (Pseudomonas viridiflava; Gracilicutes). Il batterio agente di malattia, che vive come epifita su tutte le parti aeree dell actinidia oppure rimane come inoculo nelle gemme, provoca necrosi, marcescenza e perdita dei fiori mentre sulle foglie induce inizialmente piccole macchie idropiche, di forma angolare, che possono poi evolvere in disseccamenti estesi. DIFESA: trattamenti con rameici alla caduta delle foglie. Disseccamento rameale* (Pseudomonas syringae pv. syringae; Gracilicutes). Si tratta di un batterio criogeno come P. viridiflava, dunque in grado di contribuire a far danno in occasione di abbassamenti termici. L attività di questo patogeno, che provoca cancri rameali, è infatti favorita da una temperatura di 8-19°C e da elevata umidità. DIFESA: asportazione dei rami colpiti, evitare l irrigazione sovra-chioma; trattamenti con rameici alla caduta foglie. Cancro batterico*** (Pseudomonas syringae pv. actinidiae; Gracilicutes). Il batterio provoca cancri su gemme, tralci, tronco e anche su ferite da potatura, dalle quali trasuda un liquido dapprima di color ambrato chiaro, poi rossastro (a causa delle ossidazioni a contatto con l aria); sulle foglie compaiono macchie angolari, di colore brunomarrone contornate da un alone giallastro; i tessuti sottostanti alla corteccia appaiono imbruniti. Questo battere è attivo tra i 10 e i 20°C mentre sopra i 25°C l infezione si ferma. La malattia è favorita da grandinate e gelate. La penetrazione nella pianta ospite può avvenire attraverso le aperture naturali oppure le ferite e i tagli da potatura. L infezione può permanere latente e asintomatica, ma è sempre pericolosa in quanto il batterio può colonizzare i tessuti vascolari. Le infezioni primaverili causano l avvizzimento di germogli, maculature fogliari, imbrunimento e necrosi dei bottoni fiorali e dei fiori, mentre quelle che si verificano nel periodo autunnale-invernale provocano disseccamenti rameali con formazione, alla ripresa vegetativa, di cancri. Si può anche avere avvizzimento dei frutti. In caso di decorso rapido, la pianta colpita muore nel giro di pochi mesi. Questa malattia è inserita nelle liste di allerta della EPPO. DIFESA: non esistono metodi di lotta diretta, quindi si dovranno mettere in atto tutte quelle misure idonee a prevenire la malattia, quali la disinfezione delle ferite, l astenersi dall irrigazione sovra-chioma, l impollinazione di supporto (a causa della vulnerabilità alla malattia delle comuni piante impollinatrici) con polline di sicura provenienza ed eventuale G02_3_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 406 5/30/18 9:44 AM im ti d v V s a v d A i A c d n p C lo e c g s e R f M i A c r z m c e A D C s to n tu D m n

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini