Larice

G 410 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE C Ruggine gialla** (Phragmidium rubi-idaei; Bas.). Questo fungo è specifico del lam- s a m p c d il pone e si sviluppa in condizioni di umidità. I danni principali da infezioni di ruggine sono causati dalla defogliazione prematura delle piante. I primi sintomi compaiono in primavera, con pustole gialle sulla pagina superiore delle foglie basali dei giovani polloni e proseguono, nel periodo estivo, andando a colpire la pagina inferiore. Nel corso della stagione la malattia si espande a tutto il pollone causando disseccamento e caduta prematura delle foglie. Il fungo può infettare anche i giovani polloni e sverna sulla superficie della corteccia. DIFESA: favorire la circolazione dell aria con potature e diradamento, asportare i giovani polloni alla comparsa dei primi sintomi. In casi eccezionali si può prevedere il ricorso a prodotti rameici autorizzati sulla coltura. v Il lo c c b Rachitismo** (Raspberry bushy dwarf virus 5 RBDV, gen. Idaeovirus). Nelle varietà sensibili l infezione causa malformazioni delle foglie, clorosi perinervali, produzione ridotta, frutti piccoli e malformati. Parecchie varietà di lampone rosso sono immuni o infettate in forma latente dal virus. In natura sono presenti ceppi del virus in grado di infettare varietà immuni al ceppo standard (resistence-breaking strains). Il virus si trasmette per polline e per seme. DIFESA: coltivazione di varietà immuni o resistenti e propagazione di piante sane. Nelle nostre coltivazioni di lampone risulta presente anche il virus della maculatura fogliare (Raspberry leaf mottle virus 5 RLMV, gen. Closterovirus), di scarsa importanza in quanto non provoca sintomi su gran parte delle varietà commerciali di lampone rosso. Soltanto quando si trova nella stessa pianta in combinazione con il virus del rachitismo (®Virosi precedente) determina la produzione di frutti fortemente raggrinziti. In natura è trasmesso da afidi in modo semipersistente. DIFESA: propagazione di piante sane. S v o s g m N u a la a n Larice (Larix decidua) Adelgide del larice*** (Adelges laricis ; Rinc. Adelg.). Svolge una parte del ciclo sull abe- te rosso, sul quale determina la comparsa di una galla strobiliforme all apice dei rametti. Sugli aghi del larice forma piccoli batuffoletti bianchi di cera nei quali si trovano immerse le uova. Da queste nascono forme che pungono gli aghi causando ingiallimenti, mentre sulla melata prodotta si sviluppa la fumaggine. ®Abete rosso per il complesso ciclo biologico dell afide. DIFESA: non necessaria. N n p c s fe Afidi cinarini del larice** (Cinara laricis, Cinara cuneomaculata ; Rinc. Afid.). Sono afidi di colore grigio bronzeo. Il primo colonizza i rami di 1-3 anni; il secondo vive sulla corteccia del tronco e dei grossi rami. Svernano entrambi con uova durevoli deposte nelle anfrattuosità corticali e le loro popolazioni raggiungono la massima densità alla fine della primavera. I danni arrecati sono di limitato interesse. DIFESA: non necessaria. T m g m 1 4 le z la Cecidomia delle gemme* (Dasineura laricis ; Ditt. Cecid.). Le larve (giallo-aranciate e lunghe fino a 2 mm) attaccano le gemme dei getti laterali trasformandole in una galla. Gli adulti volano in maggio e depongono le uova alla base delle gemme dei getti laterali. Le larve raggiungono la maturità in autunno e svernano all interno delle gemme, costruendosi un bozzoletto, per compiere la metamorfosi in primavera. DIFESA: non necessaria. Cherme dell abete rosso e del larice*** (Sacchiphantes viridis, S. abietis ; Rinc. Adelg.). Le punture determinano la comparsa di una ginocchiatura degli aghi, accompagnata da un leggero ingiallimento e ingrossamento dei tessuti corrispondenti. Il ciclo dell afide si completa sull abete rosso. ®Abete rosso per gli aspetti biologici e la difesa. G02_3_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 410 5/30/18 9:44 AM a R z n m

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini