SEZIONE G

o. m. i- o, a e hi si t. ae ia - a a ni e a e eue. e oe o mi). è ) m o. e m ù si L Lattuga (Lactuca sativa) G 417 sviluppa un efflorescenza di colore scuro. In caso di forti attacchi le macchie possono confluire fra di loro. Il patogeno si conserva principalmente nella forma agamica, sia nei residui colturali sia nel seme. Le infezioni, ad opera dei conidi, sono favorite da piogge, elevate umidità e temperature medio-elevate. DIFESA: è basata su misure di tipo preventivo come impiego di seme sano o risanato con la concia, ampie rotazioni, scelta di varietà resistenti. Mal bianco o Oidio* (Golovinomyces orontii, syn. Erysiphe cichoracearum ; Asc.) (®Cicoria). Muffa grigia** (tel. Botryotinia fuckeliana, an. Botrytis cinerea; Asc.). Si tratta di un patogeno a elevata polifagia e ubiquità, dannoso anche per alcune composite da insalata (lattuga, indivia, cicoria), su cui attacca sia le foglie sia il colletto delle piante, causando nel secondo caso un marciume analogo a quello riferito a Sclerotina sclerotiorum e S. minor. Può colpire le piante in tutti gli stadi, fin dal semenzaio: le giovani piantine avvizziscono sviluppando alla superficie dei tessuti le fruttificazioni conidiche formanti il tipico feltro grigiastro, negli stadi più avanzati le foglie marciscono ricoprendosi anch esse di muffa grigia così come il colletto, in cui il marciume si differenzia da quello della sclerotinia sia per la colorazione grigia della muffa (anziché bianca) sia per la rara presenza di sclerozi (inoltre l evoluzione della malattia e il conseguente intristimento della pianta sono più lenti). Il patogeno si conserva comunemente attraverso la forma miceliale o conidica, allo sato saprofitario o parassitario ed è in grado anche di utilizzare per la conservazione gli sclerozi. Le infezioni richiedono la presenza di acqua ed elevata umidità e possono avvenire in un ampio intervallo termico, con optimum intorno ai 20°C; le stesse sono favorite dalla presenza di ferite o tessuti morti e dagli stressi idrici della pianta. DIFESA: è basata sia su misure di prevenzione sia su interventi chimici. Fra le prime sono prioritarie le pratiche colturali in grado di evitare condizioni favorevoli alle infezioni (es. sesti d impianto non fitti, irrigazioni controllate, aerazione degli ambienti protetti). La difesa chimica prevede l applicazione di idonei fungicidi (es. pyraclostrobin 1 boscalid, pyrimethanil, fenhexamid) nelle prime fasi di sviluppo delle piante, bagnando accuratamente la parte basale. Rizottoniosi* (Thanatephorus cucumerinus, syn. Rhizoctonia solani; Bas.). Si tratta di un patogeno polifago e ubiquitario che, fra le composite da insalata, interessa lattuga, indivia e cicoria. Può colpire le piante già in semenzaio, ma gli attacchi tipici riguardano le piante adulte, a livello delle foglie basali a contatto col suolo, che iniziano a marcire risparmiando la nervatura centrale e il fusto. Successivamente l infezione si estende anche alle foglie centrali con marciumi diffusi nei tessuti del lembo e necrosi nelle nervature e nei piccioli. Sulle nervature centrali possono svilupparsi gli sclerozi, corpiccioli piatti bruno-rossastri di forma e grandezza varie (1-5 mm). Questi assicurano la conservazione del patogeno insieme al micelio presente nei tessuti infetti. Oltre che da elevate umidità e disponibilità di acqua e azoto, le infezioni sono favorite da temperature relativamente elevate (oltre 20°C), per cui gli attacchi si verificano soprattutto nei mesi estivi, diversamente da quanto accade per gli altri marciumi (da sclerotinia e botrite). DIFESA: nell insieme difficoltosa, è innanzitutto basata sulle pratiche agronomiche di prevenzione (ampie rotazioni, eliminazione dei residui colturali infetti, concimazioni equilibrate, corretta gestione del terreno e delle irrigazioni, sesti d impianti non troppo fitti) e può essere completata con l applicazione di idonei fungicidi (es. tolclofos-methyl) in pre- o post-trapianto; risulta utile anche la pratica della solarizzazione. G02_3_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 417 G 5/30/18 9:44 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini