SEZIONE G

G 418 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE Sclerotinia*** (Sclerotinia sclerotiorum, S. minor; Asc.). Specie ubiquitarie e polifaghe delle colture ortive che, oltre alla lattuga, attaccano indivia e cicoria causando il marciume del colletto insieme a Botrytis cinerea. Le piante possono essere attaccate in tutti gli stadi vegetativi, sin dal semenzaio, ma i maggiori problemi riguardano le piante già sviluppate, in prossimità della raccolta. A partire da quelle esterne le foglie ingialliscono e appassiscono rapidamente, adagiandosi sul terreno mentre l intera pianta si distacca facilmente dalle radici. Ciò è dovuto alla marcescenza dei tessuti del colletto, che si estende poi verso l alto trasformando la pianta in una massa molle e scura. Un altro sintomo caratteristico della malattia è la presenza sul colletto e sulle radici più superficiali di una muffa biancastra cosparsa di numerosi corpiccioli rotondeggianti nerastri (sclerozi), di dimensioni diverse nelle due specie (inferiori a 2,5 mm in S. minor, 2,5-10 mm in S sclerotiorum). Gli sclerozi assicurano la sopravvivenza dei patogeni nel terreno per diversi anni; possono, peraltro, conservarsi come micelio in forma saprofitaria nei residui colturali. Le infezioni avvengono sia attraverso il micelio (conservatosi nel terreno o prodotto dagli sclerozi), sia attraverso le ascospore prodotte dai corpi fruttiferi (apoteci) sviluppatisi sugli sclerozi. Gli attacchi sono favoriti da elevate umidità del terreno, ma ostacolati da eccessi di acqua per cui sono più frequenti nei terreni leggeri e senza ristagni idrici, con temperature di 15-20°C. DIFESA: prevede sia interventi indiretti agronomici che diretti chimici e/o biologici, ma è complessivamente difficoltosa. Fra i primi la priorità spetta agli ampi avvicendamenti colturali e all eliminazione dei residui colturali infetti; i secondi sono imperniati sull applicazione al terreno e alla coltura di idonei fungicidi (es. boscalid 1 pyraclostrobin, cyprodinil 1 fludioxonil) o di microrganismi (es. Coniothyrium minitans, Bacillus subtilis, Trichoderma spp.) in corrispondenza del trapianto. Septoriosi* (Septoria lactucae; Asc.). Malattia che compare sporadicamente, attacca le foglie a partire da quelle esterne, su cui compaiono piccole macchie clorotiche che poi, sviluppandosi, assumono un colore bruno e necrotizzano causando disseccamenti più o meno estesi del lembo. Sulle colture da seme, oltre alle foglie, vengono colpiti anche gli organi fiorali e i semi. Sui tessuti delle macchie si formano numerosi picnidi, da cui in condizioni di elevata umidità, vengono prodotti cirri biancastri contenenti i conidi, che trasportati attraverso l acqua e il vento, danno origine a nuove infezioni, in presenza di piogge ed elevate umidità. La conservazione del patogeno avviene sui residui colturali e nel seme, da cui può anche attaccare direttamente la nuova pianta. DIFESA: è basata su misure di tipo preventivo a partire dall uso di seme sano o risanato con la concia e da adeguate rotazioni; in caso di manifestazione della malattia possono essere effettuati trattamenti con fungicidi (es. rameici). Tracheofusariosi** (Fusarium oxysporum; f.sp. lactucae; Asc.). Malattia segnalata in Italia nei primi anni 2000, rappresenta oggi una grave minaccia per la lattuga, che può essere attaccata in tutti gli stadi e nelle varie tipologie, sia in serra (comprese quelle destinate alla IV gamma) sia in pieno campo. Determina una riduzione dell accrescimento della pianta, con ingiallimento delle foglie, imbrunimento dei tessuti vascolari, formazione di cavità in loro corrispondenza e avvizzimento della vegetazione. Il patogeno si conserva nel terreno per parecchi anni attraverso le clamidospore e può essere facilmente diffuso attraverso le operazioni colturali; si trasmette, inoltre, attraverso il seme, un altra efficiente via di diffusione. Lo sviluppo è favorito da temperature del terreno elevate (24-28°C). DIFESA: è molto difficile e imperniata sulla prevenzione (uso di seme e piantine sani, scelta di varietà resistenti, limitazione nella diffusione di materiali infetti G02_3_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 418 5/30/18 9:44 AM n n g b M c D m s e p r d p r d g l im r in M p e n s g im la m a L e m d tr ftpl G to r d s il D v G fo n le

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini