SEZIONE G

e uli ie a si o rri 0 o ei rri el ri ia. ei a o n a e ti ti i, i i, ui a. o o n ò eo asi le, o e ti L Lattuga (Lactuca sativa) G 419 nelle aziende colpiute); le rotazioni colturali presentano il limite del lungo periodo necessario per gli avvicendamenti (almeno 5 anni) e anche i mezzi chimici non sono in grado di fornire risultati soddisfacenti. b Marciume batterico** (Pseudomonas cichorii; Gracilicutes). Attacca la lattuga e altre composite da insalata (indivia, cicoria), oltre che diverse specie ortive e ornamentali. Determina sulle foglie, generalmente quelle più interne, macchie di colore scuro e forma irregolare localizzate sul lembo, ai margini e anche sul picciolo. Le lesioni possono svilupparsi e confluire, specialmente in condizioni di elevata umidità, e dare origine a estese aree necrotiche. Inoltre dalle necrosi hanno origine fenomeni di marciume, che portano alla disgregazione dei tessuti e possono interessare la base dei piccioli e il cuore della pianta, che va incontro al disfacimento. I sintomi possono manifestarsi anche dopo la raccolta, durante il trasporto e la commercializzazione. Il patogeno sopravvive principalmente nel terreno, nella rizosfera di diverse piante erbacee, sui residui colturali infetti e nelle acque di stagni e canali; inoltre può conservarsi nel seme e infettare direttamente le piante. La diffusione avviene attraverso l acqua di irrigazione e la pioggia. Le condizioni favorevoli alle infezioni sono l elevata umidità e le piogge, mente l intervallo termico può essere molto ampio, con optimum intorno a 25°C. DIFESA: è imperniata su misure agronomiche di prevenzione come distruzione dei residui colturali infetti, ampie rotazioni (almeno 3 anni), irrigazioni controllate (anche riguardo a inquinamenti batterici), e sull applicazione ripetuta di prodotti rameici. Maculatura batterica** (Xanthomonas axonopolis pv. vitians, syn. Xanthomonas campestris pv. vitians; Gracilicutes). Colpisce la lattuga, soprattutto sulle foglie più vecchie e si manifesta inizialmente con piccole macchie traslucide, angolari, delimitate dalle nervature, che in seguito necrotizzano assumendo un colore bruno-scuro. Se numerose, le macchie possono confluire determinando il collasso della foglia e, nei casi più gravi, la pianta può morire. Raramente le lesioni interessano le giovani foglie, tuttavia imbrunimenti e necrosi possono svilupparsi nella parte interna del cespo anche dopo la raccolta. Inoltre sulle piante colpite possono manifestarsi marciumi molli causati da microrganismi secondari. Il patogeno si conserva principalmente a livello del seme e anche sui residui colturali. La malattia viene diffusa dall acqua (pioggia e irrigazione). Le infezioni avvengono attraverso stomi e ferite e sono favorite da piogge, bagnature ed elevate umidità, accompagnate da temperature non elevate. DIFESA: è basata su misure agronomiche di prevenzione come impiego di seme e piantine sani, rotazioni di almeno 2-3 anni, distruzione dei residui colturali infetti. Possono essere utili anche trattamenti preventivi con prodotti rameici. ftpl Giallume* (Candidatus Phytoplasma asteris; Mollicutes). Si manifesta con l ingiallimento e la malformazione delle foglie esterne del cespo, mentre quelle centrali sono clorotiche, più piccole del normale, con portamento eretto e costole centrali interessate da sacche contenenti lattice di colore bruno. Le piante infettate nelle fasi iniziali di sviluppo presentano uno sviluppo molto limitato, tanto che non riescono a chiudere il grumolo. Per quanto riguarda la trasmissione dell agente della malattia in natura e la DIFESA: ®Giallume dell astro. v Giallume occidentale*** (Beet western yellows virus 5 BWYV, gen. Polerovirus). Le foglie completamente sviluppate mostrano una leggera clorosi, che inizia dalla porzione apicale e poi si estende a tutta la lamina, tranne le nervature principali. In seguito le foglie assumono una colorazione giallo-arancio, particolarmente intensa ai margini G02_3_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 419 G 5/30/18 9:44 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini