9.3.10 Endemia ed epidemia

G 42 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE GENERALE A volte gli organi di diffusione e conservazione di alcuni patogeni permangono invece all interno dei tessuti vivi, ma anche degenerati dell ospite (es. le oospore di P. viticola si conservano nelle foglie marcescenti cadute sul terreno). L esito della malattia dipende evidentemente dalla gravità dell infezione che è strettamente collegata alla virulenza del patogeno e alla resistenza dell ospite. Le piante attaccate da malattie che non hanno avuto esito letale mettono in atto, generalmente, alcuni meccanismi di isolamento che tendono a eliminare le parti colpite e non più funzionali. In molti casi l esito della malattia dipende anche dalle condizioni in cui si trova la pianta attaccata e quindi è tanto peggiore quanto più essa risulta già indebolita da condizioni ambientali avverse oppure è soggetta a reinfezioni dello stesso patogeno nello stesso periodo vegetativo. Analogo risultato comportano le infezioni secondarie, a opera di patogeni secondari opportunisti che si vengono a instaurare sugli esiti della prima malattia; spesso la penetrazione dei patogeni secondari è facilitata dall infezione precedente (es. le lesioni lasciate dagli insetti rodilegno sui tronchi predispongono le piante agli attacchi dei funghi responsabili di cancri e carie del legno). m e c 9.3.10 Endemia ed epidemia. L instaurarsi di una malattia in una zona agraria o forestale assume diversi valori a seconda del grado di diffusione e dell entità del danno provocato. Si tratterà di endemia se la malattia risulta localizzata, a comparsa saltuaria e non compromettente la sopravvivenza della specie ospite. Diversa è invece l epidemia che caratterizza una malattia ad ampia e veloce diffusione e con una virulenza talmente elevata da rischiare l estinzione dell ospite. Infine vi è la pandemia con la quale si intende una infezione a livello epidemico che interessa più continenti. Una epidemia compare quando si ha la concomitante presenza di fattori favorevoli alla malattia, tra loro in combinazione ottimale, che riguardano l ospite, il patogeno e l ambiente in cui essi vivono. 9 s d p b 9.3.11 Tecniche diagnostiche. Per l identificazione dei funghi fitopatogeni, in aggiunta ai criteri morfologici su cui si basa l attuale classificazione, vengono sempre più largamente utilizzati metodi immunologici e biochimici. Le tecniche immunologiche per l identificazione di patogeni fungini si sono sviluppate notevolmente in questi ultimi anni, grazie soprattutto alla possibilità di produrre anticorpi monoclonali. Il metodo più affermato è quello ELISA che viene applicato per l identificazione e la determinazione quantitativa di numerosi funghi fitopatogeni sia in coltura pura sia nei tessuti delle piante infette e nel terreno. Altre tecniche immunologiche utilizzate nella diagnostica filopatologica sono il Western-blotting e l immunofluorescenza. Per i saggi in campo sono state sviluppate tecniche immunologiche molto semplici e rapide e sono stati messi in commercio kit basati sul metodo ELISA. Nuovi saggi immunodiagnostici basati su anticorpi monoclonali più specifici sono costantemente resi disponibili. Tra le tecniche biochimiche si ricorda l elettroforesi delle proteine miceliari e degli isoenzimi, le cui prime applicazioni nella diagnostica fitopatologica risalgono agli anni 60. Il supporto più usato per l elettroforesi delle proteine totali è la poliacrilammide, mentre per l analisi degli isoenzimi sono preferiti i gel di amido. Il profilo elettroforetico delle proteine totali viene utilizzato prevalentemente per l identificazione degli isolati a livello di specie; l elettroforesi degli isoenzimi ha numerose applicazioni, tra cui l identificazione di specie patogene, lo studio della struttura genetica di popolazioni, la tassonomia, l analisi genetica e gli studi sulla condizione nucleare o il livello di ploidia dei patogeni. L elettroforesi degli isoenzimi, inoltre, è stata utilizzata di recente per diagnosticare la presenza dei patogeni fungini direttamente nei tessuti delle piante infette. Le tecniche diagnostiche più recenti sono però quelle basate sull analisi degli acidi nucleici. Alcune di esse sono utilizzate già a livello routinario nei laboratori specializzati e altre appaiono G01_1_Fitopatologia.indd 42 15/06/18 09:23 p fu s s n ( ti F p la d u d G.1 1 S z 0 d g n d ti A m a b

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini