9.3.12 La difesa delle piante dalle malattie fungine

BATTERI G 43 e a na o e a e a mo è hi molto promettenti, essendo estremamente sensibili e specifiche. La cariotipizzazione elettroforetica e l analisi dei profili di restrizione del DNA sono state utilizzate per ricerche epidemiologiche o per studi sulla evoluzione delle popolazioni di funghi patogeni. Un metodo più sensibile è quello della ibridazione degli acidi nucleici, che si basa sull impiego di sonde molecolari per individuare sequenze specifiche di DNA. Per la diagnosi di funghi fitopatogeni sono state utilizzate sia sonde omologhe che eterologhe. Molti degli svantaggi delle tecniche diagnostiche basate sull ibridazione degli acidi nucleici sono stati superati con il metodo della reazione a catena della polimerasi (PCR ). Di questa esistono numerose varianti, quali la RAPD (Random Amplification of Polymorphic DNA), la AP-PCR (Arbitrarily Primed Polymerase Chain Reaction), la DAF (DNA Amplification Fingerprinting), la DAMD (Directed Amplification of Minisatellite-region DNA), la RFLP (Restriction Fragment Length Polymorphism), ecc. L automatizzazione dell analisi dei prodotti di amplificazione degli acidi nucleici così ottenuti contribuisce sempre maggiormente a una più larga applicazione di queste tecniche nella diagnostica fitopatologica. oo e a e e e m- 9.3.12 La difesa delle piante dalle malattie fungine. La lotta contro le malattie causate da funghi è finalizzata a impedire i processi infettivi così come a limitarne gli effetti dannosi sulle colture. Tale obiettivo può essere perseguito intervenendo direttamente sul patogeno oppure, in maniera indiretta e a volte combinata, sulla pianta e anche sull ambiente, con l applicazione di svariate tecniche e l uso di diverse tipologie di mezzi tecnici: agronomici, che sfruttando opportune tecniche colturali creano condizioni sfavorevoli allo sviluppo o alla sopravvivenza dei patogeni; genetici, che attraverso selezione e incroci potenziano le naturali capacità di autodifesa delle piante dalle infezioni; fisici, basati sull applicazione di diverse forme di energia sfavorevoli o dannose ai patogeni; biologici, basati sull impiego di microrganismi (fungini e batterici) antagonisti, per i patogeni, oppure in grado di stimolare le capacità di autodifesa della pianta; chimici, basati sull applicazione di sostanze chimiche tossiche per i patogeni oppure in grado di stimolare le capacità di autodifesa delle piante. I mezzi di natura chimica attivi direttamente sui patogeni rappresentano oggi la base della difesa delle piante dalle malattie fungine, anche se si sta sempre più affermando un uso integrato di tutti i mezzi disponibili, con l obiettivo di limitare i potenziali effetti dannosi della lotta chimica sull uomo e sull ambiente. nrr mi ù e noo n ne ui o aidi oa, ee e e o G.1 G 10. Batteri Sono organismi unicellulari a cellula procariote (privi cioè di organuli cellulari, a eccezione dei ribosomi, e di membrana nucleare), di dimensioni microscopiche variabili da 0,5 a 1 mm di larghezza e da 1 a 5 mm di lunghezza, che vivono isolati o in colonie molto dense, la cui struttura cellulare è caratterizzata dalla presenza di una parete cellulare rigida intorno alla membrana citoplasmatica che conferisce al batterio una propria forma. I batteri sono gli organismi che da più tempo popolano la Terra e attualmente si conoscono più di un migliaio di specie; essi hanno colonizzato tutti gli ambienti e si comportano, dal punto di vista trofico, sia da autotrofi, foto e chemiosintetici, sia da eterotrofi, questi ultimi, peraltro, maggiormente rappresentati, possono essere simbionti, saprofiti e parassiti. Attualmente si riconoscono circa 200 specie di batteri fitopatogeni in grado di provocare malattie alle piante (batteriosi). In generale i batteri si identificano in base alla forma che assumono e vengono quindi distinti in: cocchi (di forma sferoidale); bacilli (a forma di bastoncello); spirilli (se di forma spiralata); vibrioni (se arcuati o a forma di virgola). G01_1_Fitopatologia.indd 43 15/06/18 09:23

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini