Mais

M Mais (Zea mais) malattia più frequente nelle magnolie spoglianti ed è favorita da primavere umide e piovose. DIFESA: insieme alle opportune cure colturali può essere necessario intervenire con sali di rame, ecc. e isi e ui Maculature fogliari* (Phyllosticta magnoliae e Passalora magnoliae ; Asc.). Entrambe le malattie si manifestano con macchie brunastre sulle foglie che tendono a necrotizzare e confluire determinando lacerazioni o, in funzione della tipologia di foglia, tacche isolate con alone clorotico. Se si tratta di cercospora, al centro delle macchie compaiono rami conidiofori olivastri che liberano conidi mentre in caso di Phyllosticta compaiono picnidi contenenti conidi. Tra primavera e inizio estate umidi e piovosi questi patogeni possono causare ingenti defogliazioni. DIFESA: specialmente su magnolia sempreverde (M. grandiflora) può rendersi necessario programmare interventi con prodotti rameici o mancozeb in autunno e in primavera-estate. vi. r a- p- ). ee ono Oidio o Mal bianco* (Erysiphe polygoni ; Asc.). Si tratta di fungo polifago i cui attacchi si caratterizzano con la comparsa di efflorescenza bianca su foglie e germogli, mentre i tessuti più giovani necrotizzano. Si diffonde tramite i conidi, specialmente nei mesi estivi. Alla fine della stagione compaiono cleistoteci in grado di conservare il patogeno. DIFESA: considerati i rari attacchi, non si ritengono necessari interventi. In caso di gravi attacchi possono essere utilizzati zolfo e triazoli. b oe e e si a a, e o ie n i. e e di e o a G 437 G Maculatura fogliare batterica* (Pseudomonas syringae; Gracilicutes). Interessa foglie, germogli e rametti di varie specie, sia decidue che sempreverdi. Generalmente i sintomi compaiono prima sulla pagina inferiore con macchie idropiche che tendono ad arrossire e necrotizzare. Le foglie infette ingialliscono, si lacerano e tendono a cadere precocemente. Il patogeno si conserva negli organi infetti e si diffonde mediante gli essudati che fuoriescono dagli organi colpiti in condizioni di elevata umidità. Le condizioni predisponenti sono umidità elevata, grandine e gelo che causano ferite. DIFESA: in caso di sintomi diffusi o in vivaio, è opportuno intervenire con sali di rame durante la caduta delle foglie e ripetere gli interventi dopo grandinate o situazioni climatiche a rischio. fis Clorosi e deperimenti fisiologici*. La magnolia sempreverde predilige i climi miti, ma tollera basse temperature purché non intense o prolungate, ama terreni freschi e profondi e a reazione acida mentre non tollera i terreni troppo calcarei e le condizioni di ristagno idrico prolungato e di asfissia. Se queste condizioni non vengono rispettate, la magnolia manifesta clorosi fogliari e deperimenti fisiologici che portano anche a intense defogliazioni. Le magnolie da fiore decidue prediligono generalmente terreni freschi, profondi e ricchi di sostanza organica, temono la siccità e i climi caldo-aridi e non tollerano terreni calcarei che, anche in questo caso, causano clorosi. Tutte prediligono esposizioni aperte e soleggiate. Mais (Zea mais) i Afide allungato verde scuro delle graminacee* (Rhopalosiphum maidis ; Rinc. Afid.). Ha individui atteri di forma ovale-allungata, di colore verde o verde scuro, coperti di pruina cerosa; antenne, zampe, sifoni e codicola sono bruni. Si moltiplica attraverso il susseguirsi di generazioni partenogenetiche e sverna con piccole colonie di forme attere su graminacee spontanee. Nelle coltivazioni maidicole italiane compare raramente. DIFESA: come per Rhopalosiphum padi. G02_3_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 437 5/30/18 9:44 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini