SEZIONE G

e gu) a n no l- M Mais (Zea mais) c o e io di rr i; io e e a io e. ue e hi na o o iel ea e e li G 441 Peronospora* (Sclerophthora macrospora, syn. Sclerospora macrospora ; Oomycota). Può attaccare anche numerose altre graminacee coltivate o spontanee. I sintomi caratteristici interessano le infiorescenze maschili, che si trasformano in ammassi fogliari (da cui anche la denominazione di cima pazza ); abnormi proliferazioni fogliari si verificano anche nelle infiorescenze femminili. Le foglie appaiono strette, increspate e tendono ad arrotolarsi su se stesse. Le piante colpite si sviluppano in maniera irregolare, con fenomeni di elevato accestimento, nanismo o gigantismo. Il patogeno si conserva come oospore nei residui colturali e raramente nel seme; le oospore, in caso di sommersione della coltura subito dopo l emergenza per 24-48 ore a 10-25°C, germinano dando origine alle infezioni primarie seguite, in caso di condizioni ottimali (ristagno idrico) secondarie. DIFESA: è di tipo preventivo (evitare i prolungati ristagni idrici ed eliminare le piante infette). Marciume del seme e delle piantine* (Pythium spp.; Oomycota). Anche il mais può essere attaccato nel corso della germinazione da diversi microrganismi, fra cui alcune specie di Pythium. f Carbone* (Ustilago maydis, syn. Ustilago zeae ; Bas.). Attacca tutte le parti verdi della pian- ta, su cui compaiono formazioni ipertrofiche (tumori), di grandezza variabile, di forma spesso rotondeggiante, rivestite dapprima da una pellicola biancastra con riflessi violacei, poi bruna, di consistenza inizialmente spugnosa, ripiene di una massa polverulenta, imponente a maturità, di colore bruno, costituita dagli elementi di propagazione del parassita (clamidospore). Gli attacchi alla spiga impediscono la formazione delle cariossidi, mentre quelli al fusto e alle foglie determinano il generale indebolimento della pianta con ripercussione sulla produzione. Il patogeno si conserva per diversi anni (5-6) nel terreno sotto forma di clamidospore, che in condizioni favorevoli (clima caldo-asciutto, temperature di 26-34°C), germinano producendo sporidi che infettano la pianta trasportati da acqua e vento. A parte le eventuali perdite di produzione, in genere ridotte, il mais infetto può essere utilizzato nell alimentazione animale. Curiosamente in alcune aree (America Latina) le galle prodotte dal fungo sulle spighe vengono utilizzate anche per l alimentazione umana. DIFESA: è imperniata su misure di prevenzione (impiego di varietà o ibridi resistenti, ampie rotazioni, raccolta e distruzione dei giovani tumori, concimazioni equilibrate). Elmintosporiosi* (Exserohilum turcicum, syn. Setosphaeria turcica ; Bipolaris maydis, syn. Helminthosporium maydis ; Asc.). Può colpire anche altre graminacee, in particolare il sorgo. Determina sulle foglie macchie ovali, allungate, rosso-brunastre, che in seguito disseccano, causando defogliazione e deperimento delle piante. Sui tessuti così alterati si differenzia una muffetta grigio-bruna, costituita dagli elementi vegetativi e di riproduzione del fungo. I patogeni si conservano come spore nei residui colturali e talvolta nel seme. La malattia è favorita da temperature elevate (optimum di sviluppo intorno a 28°C) e da condizioni di alta umidità, per cui è più dannosa negli anni molto piovosi. DIFESA: è basata su interventi agronomici (impiego di varietà e ibridi resistenti) e chimici (disinfezione del seme con fungicidi, es. carboxin 1 thiram). Marciume del seme e delle piantine* (Pythium spp.; Oomycota Helminthosporium spp.; Asc.). Durante o dopo la germinazione il mais può essere colpito da diversi microrganismi che causano imbrunimenti e marciumi di varia entità a livello del seme o della plantula, che può anche morire. Si tratta di patogeni legati al seme o al terreno, fra i quali risultano più frequenti specie appartenenti ai gen. Pythium e Helminthosporium. Gli attacchi sono favoriti dai terreni mal drenati, freddi e umidi. DIFESA: è basata sulla corretta sistemazione del terreno, oltre che sull uso di seme sano o conciato con metalaxyl-M 1 fludioxonil. G02_3_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 441 G 5/30/18 9:44 AM

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini