SEZIONE G

; e edi e n e e F. e rm, ni di F. lo a di oà o re o e o. o e e eC. a a le ne, e e a M Mais (Zea mais) G 443 Marciume dello stocco* (Fusarium graminearum, syn. Gibberella zeae; Asc.). Può es- sere causato da diversi funghi (e anche batteri), fra cui in particolare la specie sopracitata e Fusarium fujikuroi. Consiste in un rammollimento del fusto nella parte basale, con disgregazione del midollo, che assume una colorazione rossastra o bianca; in presenza di elevata umidità sui tessuti colpiti si può sviluppare una muffa bianco-rosata. Inoltre le piante colpite producono spighe e cariossidi piccole e possono facilmente piegarsi e spezzarsi alla base. Il patogeno si conserva sui residui colturali e può attaccare le piante attraverso ferite, più facilmente se sono debilitate da qualsiasi causa. Condizioni favorevoli alle infezioni sono le umidità elevate mentre l intervallo di temperatura può essere piuttosto ampio. DIFESA: è basata su misure preventive (sesti non troppo fitti, irrigazioni e concimazioni equilibrate, accurate lavorazioni del terreno, uso di varietà o ibridi resistenti o tolleranti). b Avvizzimento batterico* (Pantoea stewartii subsp. stewartii ; Gracilicutes). Più frequen- te sul mais dolce, può colpire tutte le parti della pianta. Sulle foglie determina striature longitudinali, anche molto allungate, con margini irregolari, dapprima idropiche poi clorotiche, che in seguito disseccano deformando il lembo. Le infiorescenze vengono formate in anticipo e si presentano decolorate e deformate, disseccandosi rapidamente prima della fuoriuscita delle guaine fogliari. Gli stocchi presentano imbrunimenti molli, localizzati in prossimità dei nodi, da cui viene emesso un essudato di colore giallastro, e possono essere interessati da marciumi. Attraverso i vasi possono essere infettate anche le cariossidi, che appaiono raggrinzite e nere. Il patogeno si conserva e trasmette principalmente attraverso il seme e si diffonde dalle piante infette, trasportato dal vento, dalla pioggia e attraverso le operazioni colturali a quelle sane infettandole attraverso idatodi, stomi e ferite. Le infezioni sono favorite da elevate umidità e temperature intorno a 30°C. DIFESA: è basata sull uso di seme sano e sulla scelta di varietà e ibridi resistenti; importante è anche non eccedere nella somministrazione di azoto e fosforo. G Marciume batterico* (Dickeia chrysanthemi; Gracilicutes). Il batterio può causare marciumi molli anche su numerose piante ornamentali. Su mais un sintomo tipico è la comparsa nella parte alta del fusto, al momento della formazione dell infiorescenza maschile, di aree irregolari idropiche che interessano la guaina e la foglia. Esse tendono a necrotizzare e in profondità si sviluppa un marciume parenchimatico che lascia intatti i vasi. Come conseguenza la parte superiore della pianta va soggetta ad avvizzimento e può anche piegarsi. Oltre che nell acqua, il patogeno si conserva nel terreno e nei residui colturali e trova nell acqua di irrigazione il principale veicolo di diffusione; anche la piralide sembra avere un ruolo come vettore. La penetrazione nella pianta avviene attraverso le ferite e le infezioni sono favorite dalle bagnature e da temperature intorno a 28°C. Altri fattori favorevoli sono le concimazioni azotate abbondanti e il cattivo drenaggio dei terreni. DIFESA: è basata su misure preventive agronomiche (irrigazione con acque non stagnanti, preferendo quella non a pioggia, concimazione azotata controllata, rotazione di almeno due anni nei terreni infetti, lotta alla piralide). ftpl Arrossamento fogliare* (Candidatus Phytoplasma solani; Mollicutes). La malattia, ri- scontrata in alcuni areali a mais del Nord Italia, si manifesta nella fase fenologica di maturazione lattea con striature di colore rosse-violaceo disposte lungo le nervature e i bordi delle foglie, sulle guaine e su tratti del culmo. Le piante colpite avvizziscono subito dopo la comparsa dei sintomi e producono pannocchie di dimensioni ridotte G02_3_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 443 5/30/18 9:44 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini