SEZIONE G

n. ui n di ). e on i- e e o o, i a a a ne e asldi i. a n a n o o a à la la ni a i. oa ual BATTERI G 45 Il nucleo batterico non è racchiuso da membrana nucleare, per cui non esiste una netta delimitazione tra esso e il citoplasma che lo circonda, caratteristica questa che lo distingue dal nucleo delle piante e degli animali. Il nucleo batterico è costituito da materiale fibrillare e è attaccato ad una struttura membranosa detta mesosoma. Nel nucleo è contenuto tutto il DNA (acido desossiribonucleico) della cellula (quindi tutta l informazione genetica) all interno di un cromosoma singolo circolare (genotipo aploide) e in molti batteri sono presenti anche DNA extra-cromosomici definiti repliconi distiguibili in episomi e plasmidi. Essi possono contenere informazioni genetiche autonome e duplicarsi integrandosi, in alcuni casi, nel cromosoma batterico (episomi). Sia i plasmidi che gli episomi non sono essenziali per il batterio. Essi vengono trasferiti da una cellula all altra tramite la coniugazione (®Riproduzione) o tramite fagi trasducenti, cioè capaci di trasferire materiale genetico da un batterio ad un altro. La riproduzione dei batteri è asessuata e consiste in una scissione o divisione binaria (divisione equazionale della cellula) che non consente nessuna variabilità genetica garantita invece dalla riproduzione sessuata della quale i batteri sono privi. A seconda dei tipi batterici, dopo la divisione, le due cellule figlie possono subito separarsi oppure restare attaccate formando associazioni cellulari diverse: coppie, gruppi di quattro, catenelle, grappoli, ecc. I batteri si riproducono con grande rapidità. Il tempo che un batterio impiega per dividersi varia con la specie e con le condizioni di crescita ed è compreso tra 30 minuti e qualche ora. Da un batterio, che per dividersi impiega 30 minuti, si può ottenere un miliardo di batteri in circa 15 ore. Fonti di variabilità sono rappresentate dalle mutazioni e ricombinazioni. Queste ultime sono la conseguenza genetica di uno scambio di tratti omologhi di DNA e portano alla formazione di nuove combinazioni di geni. Mentre nei sistemi diploidi, nei quali è presente un doppio assetto di cromosomi, i due cromosomi omologhi sono portati da una sola cellula, nei sistemi aploidi come i batteri, i cromosomi omologhi si trovano in cellule diverse. Poiché possa avvenire uno scambio è necessario che i due cromosomi omologhi o parti di essi vengano a trovarsi, almeno temporaneamente, appaiati. Questo avviene regolarmente negli organismi diploidi durante il processo meiotico, nel quale è spesso possibile osservare citologicamente lo scambio o crossing-over. Nei batteri i processi durante i quali si verificano le condizioni per uno scambio di materiale genetico (trasferimenti di materiale genetico da una cellula batterica all altra che portano a una modificazione del genoma) sono la trasformazione, la coniugazione e la trasduzione. La trasformazione può essere definita come un incrocio tra una molecola di DNA e una cellula batterica. La trasformazione è infatti un processo attraverso il quale il materiale ereditario, proveniente da un altro batterio, viene introdotto sotto forma di molecole libere di DNA nella cellula ricevente ed integrato nel suo genoma. La coniugazione è un processo attraverso il quale il materiale genetico è trasferito da un batterio donatore, maschio, a un batterio ricevente femmina, previo contatto tra le due cellule. Nella coniugazione è possibile distinguere le seguenti fasi: formazione di coppie tra batteri di sesso diverso; trasferimento unidirezionale del materiale genetico, dal maschio alla femmina; generalmente viene trasferita solo una porzione del cromosoma, con formazione quindi di un diploide parziale o merozigote; integrazione del DNA donatore attraverso la ricombinazione tra il segmento di DNA trasferito e il cromosoma del batterio ricevente. La trasduzione, infine, è il trasferimento di materiale genetico da un batterio donatore a un batterio ricevente mediante un vettore virale, il batteriofago. Un frammento del cromosoma batterico viene incorporato entro la particella fagica durante la sua sintesi; se dopo la lisi della cellula batterica la particella infetta un altro batterio, essa inietterà non G01_1_Fitopatologia.indd 45 G 15/06/18 09:23

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini