10.1 Sintomatologia

G 46 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE GENERALE solo il suo DNA, ma anche il frammento del cromosoma batterico. In questo processo non è necessario il contatto diretto tra la cellula del donatore e quella del ricevente. 10.1 Sintomatologia. I sintomi indotti dai batteri fitopatogeni nelle piante superio- ri possono essere primari o specifici, presentandosi a volte da soli e in grado anche di condurre a morte la pianta (marciumi molli, scabbia, tumori, ecc), oppure possono mostrare caratteristiche peculiari (es. maculature angolari) o avere espressioni più vistose (es. avvizzimenti e cancri in piante arboree ed erbacee). Esistono poi manifestazioni secondarie di anormalità che compaiono quando le condizioni ambientali sono particolarmente favorevoli alla moltiplicazione del patogeno o da sintomi aspecifici che, pur essendo delle anomalie dei normali processi fisiologici della pianta, possono essere causati da agenti eziologici diversi dai batteri o rappresentare una risposta ad avversità abiotiche. Tra i sintomi primari ricordiamo brevemente i seguenti. Avvizzimenti, cancri e necrosi midollari delle piante erbacee: all accartocciamento dei margini fogliari fa seguito l avvizzimento e la morte della pianta. I fasci vascolari sono imbruniti e possono essere presenti essudati batterici. Striature longitudinali del fusto evolvono in fessurazioni (cancri) e sono piuttosto comuni le necrosi midollari accompagnate o meno da marciume del fusto. Il tipico esempio della presenza di grande parte di questi sintomi è l attacco su pomodoro del Clavibacter michiganensis subsp. michiganensis. Avvizzimenti e cancri rameali delle piante arboree: in primavera-estate le foglie rapidamente si ripiegano e avvizziscono (in tali casi il batterio è generalmente penetrato in autunno attraverso le cicatrici fogliari) rimanendo però attaccate al ramo (es. Pseudomonas syringae pv. syringae su actinidia ed Erwinia amylovora su pero). I cancri sono aree necrotiche, fessurate o aperte, di diversa lunghezza sul tronco e sulle branche (es. Pseudomonas syringae pv. avellanae su nocciolo, P. syringae pv. actinidiae su actinidia). Bruscature fogliari: tali necrosi, generalmente precedute da clorosi, possono avere contorno clorotico e il sintomo può essere confuso con carenze nutrizionali o causato da stress idrico (es. Xilella fastidiosa su vite, olivo, susino, mandorlo, gelso, olmo e quercia). Iperplasie dei rami e fusti: si tratta di ingrossamenti cellulari grandi anche una decina di centimetri. Spesso sono ravvicinati sullo stesso ramo tanto da formare strutture tubercolari ravvicinate note come rogne . Tali iperplasie sono diverse dai tumori in quanto la proliferazione cellulare procede solo fin quando è presente l agente patogeno che produce citochinine e auxine. Tipico esempio è la rogna dell olivo provocata da Pseudomonas syringae subsp. savastanoi. Maculature e necrosi fogliari e dei frutti: le maculature edematose costituiscono il sintomo più tipico delle infezioni batteriche. Compaiono sulla pagina inferiore, hanno contorno angolare e disposizione prevalente lungo le nervature principali e/o secondarie. La moltiplicazione batterica attira acqua e soluti tanto da provocare areole idropiche e traslucide in controluce (es. maculatura angolare da Xanthomonas fragariae). Successivamente le maculature necrotizzano circondate a volte da un alone clorotico generalmente indice di produzione di tossine batteriche (es. X. campestris pv. vesicatoria su peperone). La necrosi può evolvere, in taluni casi, in perdita del tessuto originando le cosiddette impallinature (Xanthomonas campestris pv. pruni su susino). Sui frutti i batteri possono provocare macchie d unto (es. Pseudomonas syringae pv. phaseolicola su fagiolo) o piccole tacche necrotiche (es. P. s. pv. tomato su pomodoro) o ulcerazioni più o meno approfondite nei tessuti (es. X. c. pv. vesicatoria su pomodoro). Nei primi stadi di crescita i frutti manifestano la più elevata sensibilità. G01_1_Fitopatologia.indd 46 15/06/18 09:23 s n s R to e p g s

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini