SEZIONE G

i, i- ni a, i. a a ei n o. o. ann a aa e is di ) eo e a e ti ae o di o o a n M Melo (Malus communis) G 463 Maggiolino comune* (Melolontha melolontha ; Col. Scarab.). Le larve (4-5 mm di lunghez- za a maturità, caratterizzate due linee di spine parallele nella parte ventrale dell ultimo urite) compiono erosioni sulle radici causando forti deperimenti vegetativi e perfino la morte delle giovani piante. Gli adulti (25-30 mm di lunghezza, capo e protorace neri, elitre bruno-rossastre con costolature longitudinali) compaiono in maggio e volano nei boschi di latifoglie per alimentarsi e raggiungere la maturità sessuale. Le uova vengono deposte nel terreno, in numero di 20-30 per femmina, e le larve nascono dopo un periodo d incubazione di 30-40 giorni, per poi compiere la prima muta in settembre. Le larve raggiungono la maturità all inizio dell estate del IV anno per poi compiere la metamorfosi e dare gli adulti dopo circa due mesi di vita pupale. Questi rimangono in diapausa nel terreno, entro le loro celle pupali, per poi fuoriuscire nella successiva primavera. Le infestazioni più comuni si riscontrano nei meleti del Trentino e dell Alto Adige, ubicati nelle vicinanze dei boschi di latifoglie. DIFESA: ricorso alla pacciamatura del terreno dei meleti infestati con rete a maglie fini per imprigionare gli adulti che fuoriescono dal terreno e impedire che possano trasferirsi nei boschi limitrofi di latifoglie per raggiungere la maturità sessuale e ritornare poi nei meleti a deporre le uova nel terreno. Minatrice a placca* (Phyllonorycter corylifoliella ; Lepid. Gracill.). La larva forma una mina ovale, con scollamento della corrispondente porzione epidermide, centrata in genere sulla linea mediana della pagina superiore delle foglie. G Compie 2 generazioni all anno e sverna allo stato di larva matura nelle foglie minate cadute al suolo. DIFESA: non necessaria in quanto le mine sono solitamente poco numerose. Moscerino minatore* (Phytomyza heringiana ; Ditt. Agrom.). La larva forma una mina allargata e serpentiforme. Il dittero compie 1-2 generazioni all anno e sverna con pupe nel terreno. I danni sono di scarso interesse economico. DIFESA: non opportuna. Nepticula* (Stigmella malella ; Lepid. Nepticul.). La larva scava una mina serpentifor- me che, dopo un breve tratto iniziale, si allarga rapidamente. Compie 4 generazioni all anno e trascorre l inverno nel terreno allo stato di crisalide. DIFESA: non necessaria. Nottue* (Mamestra brassicae, Lacanobia oleracea, Orthosia stabilis, O. gothica ; Lepid. Nott.). Compiono occasionali danni divorando la vegetazione fogliare. Per M. brassicae e L. oleracea si vedano le notizie riportate, rispettivamente, per Bietola e Lattuga. Le larve di O. stabilis (verde con linea stigmatica gialla, una linea longitudinale mediana giallastra e una linea trasversale gialla sul dorso dell ultimo urite) e di O. gothica (verde con larga banda stigmatica gialla) a completo sviluppo sono lunghe circa 35-40 mm. Queste due nottue compiono una generazione all anno, con adulti in aprile-maggio e svernamento nel terreno allo stato di crisalide. DIFESA: non necessaria. Oplocampa** (Hoplocampa testudinea ; Imen. Tentred.). Gli adulti volano all epoca della fioritura. In seguito all accoppiamento, ma anche per partenogenesi, le uova vengono deposte (una per fiore) nella parte interna del calice, alla base degli stami o dello stilo. La larva (biancastra, lunga 12-14 mm a completo sviluppo) scava dapprima una galleria alla superficie del giovane frutto, lasciando un solco elicoidale cicatrizzato. Essa abbandona il primo frutto per poi attaccarne un altro, nel quale scava una galleria diretta nella zona carpellare. Completato lo sviluppo, dopo aver danneggiato fino a G02_3_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 463 5/30/18 9:44 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini