SEZIONE G

a di e uni o a di n e ) o ia o. a a en, me, iti a ro ni ni aae ton a i. a e à e M Melo (Malus communis) G 465 conifere, sulle quali estivano e trascorrono l inverno. Tutte le specie compiono una sola generazione all anno. Cacopsylla picta e C. melanoneura sono temibili in quanto vettrici dei fitoplasmi degli scopazzi del melo (Apple Proliferation 5 AP). DIFESA: intervento prefiorale contro le forme adulte che hanno svernato utilizzando etofenprox, fluvalinate, lambda-cialotrina ed eventuale intervento a caduta petali con diflubenzuron contro le uova bianche. Pticoloma* [Ptycoloma lecheana (5 lecheanum); Lepid. Tortr.]. Le larve (20 mm di lunghezza, con dorso verde scuro e parte latero-ventrale più chiara, placca pronotale gialla con macchie laterali nere, capo color miele) compiono erosioni fogliari e sui bottoni fiorali. Gli adulti (25 mm di apertura alare, ali anteriori dorate attraversate da una banda trasversale prossimale e un altra distale a Y, entrambe color grigio piombo) volano dalla metà di maggio a quella di giugno. Le larve nascono in giugno e si accrescono compiendo erosioni su foglie o sulla parte dei frutti a contatto con le foglie e con il sopraggiungere dell autunno si riparano sulla pianta per trascorrere l inverno al quarto stadio di sviluppo. DIFESA: intervento in prefioritura con M.A.C. (tebufenozide, metossifenozide), indoxacarb, spinosad. Ragna del melo** (Yponomeuta malinellus ; Lepid. Iponom.). Le larve (15-20 mm di lunghezza, bianche e con macchie puntiformi nere su ciascun segmento) vivono gregarie e, avvolgendo la vegetazione con ragnatele sericee, divorano le foglie. Il lepidottero compie una generazione all anno e sverna con uova deposte in piccole ovoplacche sui rametti. Le larve neonate minano dapprima una porzione del lembo fogliare per poi condurre vita ectofita. Raggiunta la maturità, vero la fine di maggio o all inizio di giugno si tessono bozzoletti fusiformi bianchi, all interno dei quali si incrisalidano. Gli adulti (circa 20 mm di apertura alare, con ali bianche interessate da isolate piccole macchie nere) volano dalla fine di giugno-inizio luglio fino a tutto agosto, quindi si accoppiano per deporre le uova svernanti. DIFESA: eventuale intervento larvicida con Bacillus thuringiensis var. kurstaki e aizawai. Rinchite dei germogli* (Rhynchites coeruleus ; Col. Attel.). un piccolo curculionide, lungo circa 3 mm, di colore blu metallico. Esso compie incisioni sul tratto terminale dei germogli. In seguito depone uova isolate nel tratto del germoglio posto oltre l incisione. La larva si sviluppa all interno della parte afflosciata del germoglio e a maturità lo abbandona per impuparsi nel terreno e dare l adulto, che rimane all interno della sua cella pupale per poi fuoriuscire nella primavera successiva. I danni possono rivelarsi di interesse economico solo per i germogli emessi dagli innesti delle piante in vivaio. DIFESA: per le piante in vivaio, ricorso al trattamento contro gli adulti con insetticidi ad azione abbattente. G Rinchite dei frutti* (Rhynchites bacchus ; Col. Curcul.). Gli adulti (di colore rosso dora- to scuro, oppure blu-violaceo, lunghi 4-6,5 mm) perforano le gemme, i bottoni fiorali e i giovani futti. La larva scava una galleria all interno dei giovani frutti. L insetto compie una sola generazione all anno. Le femmine depongono uova isolate entro un pozzetto scavato con rostro nei giovani frutti, quindi incide il peduncolo causandone l avvizzimento e la successiva caduta al suolo. La larva completa lo sviluppo in un mese o poco meno, quindi fuoriesce dal frutto mummificato per compiere la metamorfosi e dare l adulto alla fine dell estate. Le larve nate tardivamente trascorrono invece l inverno per poi impuparsi e dare gli adulti nella successiva primavera. DIFESA: non necessaria. G02_3_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 465 5/30/18 9:44 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini