SEZIONE G

G 470 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE Marciume lenticellare o bollato** (tel. Neofabraea vagabunda; an. Phlyctema vagabun- da, syn. Gloeosporium album; Asc.). Colpisce i frutti in magazzino, sui quali compaiono macchie marcescenti rotondeggianti, nell ambito delle quali compaiono cuscinetti fungini di colore biancastro (acervuli). Il patogeno vive allo stato saprofitario sui rametti, sulle parti morte della corteccia e sui frutti marcescenti caduti a terra. In occasione delle piogge autunnali, in genere 4-6 settimane prima della raccolta, i conidi raggiungono le lenticelle dei frutti, dove il fungo rimane latente per lungo tempo per poi riprendere l attività, soprattutto in magazzino, con l avvicinarsi della maturazione fisiologica degli stessi. DIFESA: ricorso a 2-3 interventi nel periodo che precede la raccolta impiegando captano, boscalid, pyraclostrobin e fludioxonil. Marciume radicale fibroso* (Armillaria mellea ; Bas.). La malattia colpisce quasi tutte le piante arboree e anche varie specie erbacee e si evidenzia in particolar modo su piante debilitate o in impianti effettuati su terreni compatti e asfittici. Le radici affette presentano la corteccia depressa, di colore più bruno del normale e percorsa da cordoni miceliali dapprima chiari e poi scuri (rizomorfe) e, al di sotto, placche miceliali feltroso-fibrose di colore cremeo (nella parte periferica assumono la classica forma a ventaglio causata da sovrapposizione degli elementi vegetativi) che si insinuano tra gli elementi del mantello corticale e il cilindro legnoso. La diffusione della malattia dai tessuti infetti a quelli sani della stessa pianta avviene generalmente attraverso il micelio sottocorticale mentre la contaminazione alle piante vicine è affidata alle rizomorfe. I meli colpiti manifestano scarso accrescimento, clorosi fogliare e, alla fine, disseccamento più o meno rapido dell intera chioma; al loro piede si osservano, spesso in autunno, i caratteristici corpi fruttiferi a cappello ( chiodini ) del patogeno. DIFESA: è sostanzialmente di tipo preventivo (®Marciume radicale lanoso) dal momento che il risanamento di piante colpite non appare realizzabile. In seguito alla eliminazione della singola pianta, e prima di sostituirla con una sana, è indispensabile lasciare la buca aperta per alcuni mesi e distribuire sul terreno della calce viva. Marciume radicale lanoso* (tel. Rosellinia necatrix; Asc.). Può interessare numerose specie arboree ed erbacee. Si manifesta con scurimento delle radici, la cui corteccia parzialmente decomposta si distacca dal legno sottostante e viene avvolta esternamente da masse di micelio soffice, sericee, di colore dapprima bianco candido e successivamente grigio-bruno. Le piante presentano sviluppo stentato e ingiallimento della chioma e, dopo qualche tempo, finiscono per disseccare. La malattia si estende a macchia d olio in quanto il patogeno si diffonde principalmente per mezzo di cordoni miceliali (rizomorfe) che si espandono nel terreno. Gli attacchi sono più frequenti e dannosi nei terreni compatti e umidi. DIFESA: è imperniata sull applicazione delle comuni norme profilattiche (drenaggio dei terreni a difficile sgrondo delle acque, impiego di portainnesti poco suscettibili, disinfezione del terreno con fumiganti in pre-impianto, eliminazione delle piante ammalate e accurata distruzione delle radici infette). Marciume rosa* (Trichothecium roseum; Asc.). Si manifesta sui frutti maturi e durante la loro conservazione con aree marcescenti che si ricoprono di una massa miceliale inizialmente bianca, che poi assume una colorazione rosa. DIFESA: trattamento con captano in preraccolta, anche per prevenire diverse altre forme di marciume. Marciume verde-azzurro* (Penicillium expansum; Asc.). Si manifesta sui frutti con un processo di marcescenza più o meno vasto, con formazione di muffa verde-azzurra alla superficie dei tessuti colpiti. Il patogeno è ampiamente diffuso e infetta i frutti G02_3_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 470 5/30/18 9:44 AM a L z d M ti in z e n d n L g n la r d r O s c d ta a e lu p d p a fr o s c in q n P c b M m g e p

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini