SEZIONE G

oe o a a di e, ro a e, e ea a n o n a umi i. i, ), e n e ea li na o a a e i, a A: M Melo (Malus communis) b G 473 Colpo di fuoco batterico* (Erwinia amylovora; Gracilicutes). In Italia è molto più peri- coloso sul pero, ma può colpire anche il melo. Per gli aspetti epidemiologici e la difesa ®Pero. Sfogliatura e necrosi dei rami* (Pseudomonas syringae pv. syringae; Gracilicutes) (®Pero). Tumore batterico* (Agrobacterium tumefaciens ; Gracilicutes). Può colpire molti frut- tiferi e in particolare drupacee e pomacee (®Albicocco). ftpl Scopazzi*** (Candidatus Phytoplasma mali; Mollicutes). Le manifestazioni distintive della malattia, diffusa in Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Piemonte e Valle d Aosta, consistono nello sviluppo di gemme ascellari nell estate in cui si sono formate che, anziché rimanere quiescenti, producono numerosi rametti con internodi corti, che a loro volta danno luogo a rametti avventizi, con conseguente locale affastellamento della vegetazione (scopazzi), e nella presenza di foglie con stipole sviluppate in modo anomalo. Negli alberi poco vigorosi o di tipo spur, nei quali non si ha formazione di scopazzi, un sintomo di sicuro valore diagnostico è rappresentato dallo sviluppo nel periodo autunnale della gemma all apice dei rami, la quale produce una gettata molto corta con le foglie addossate tra loro a formare una tipica rosetta. Parallelamente alle manifestazioni caratteristiche compaiono altri sintomi meno rilevanti ai fini diagnostici, quali clorosi e arrossamenti fogliari, foglie degli scopazzi piccole e allungate, fiori irregolari con virescenze o fillodie, fioritura fuori stagione, frutti molto piccoli, poco colorati, insapori e con picciolo allungato. Di solito gli scopazzi compaiono nei primi anni d infezione di un albero e nella parte distale di qualche ramo molto vigoroso o lungo le branche; in seguito gli alberi infetti possono riprendere un attività vegetativa pressoché normale per un periodo più meno lungo (recovery). Tutte le varietà di melo coltivate sono più o meno sensibili al fitoplasma. Fra quelle maggiormente sensibili si ricordano Golden Delicious, Granny Smith, Delicious rosse e Renetta del Canada, ma anche le cultivar resistenti alla ticchiolatura derivate da Malus floribunda (Florina, Nova Golden Rush). Anche i comuni portinnesti di melo sono suscettibili al fitoplasma, inclusi i selvatici. Il fitoplasma degli scopazzi si trasmette tramite il materiale di propagazione vegetativa infetto, tranne le marze raccolte nel periodo invernale-primaverile quando si ha la degenerazione dei tubi floematici degli organi aerei, e di conseguenza anche dei fitoplasmi al loro interno, per anastomosi tra radici di piante sane e infette e per mezzo delle psille Cacopsylla melanoneura e C. picta (5 C. costalis). Si tratta di specie che compiono una sola generazione all anno con svernamento ed estivazione al di fuori dei meleti, prevalentemente su conifere; tra la fine di gennaio e la seconda decade di aprile, secondo la specie, gli individui adulti che hanno svernato ritornano sul melo (reimmigranti), dove si riproducono e sul quale gli adulti della nuova generazione rimangono fin verso l inizio di giugno (C. melanoneura) e la fine di luglio (C. picta). Nell Italia nord-occidentale (Piemonte e Valle d Aosta) l unica specie riscontrata e ritenuta responsabile della diffusione del fitoplasma è C. melanoneura, mentre in altre aree europee di coltivazione del melo (Italia nord-orientale, Germania, Svizzera, ecc.), dove sono presenti entrambe le specie, l infezione sembra diffusa con particolare efficienza solo da C. picta. Sia gli stadi giovanili, sia gli adulti reimmigranti sia quelli di nuova generazione trasmettono il fitoplasma. DIFESA: i principali accorgimenti per prevenire la diffusione del fitoplasma sono la messa a dimora di piante sane, il controllo G02_3_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 473 G 5/30/18 9:44 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini