SEZIONE G

M Melone (Cucumis melo) Peronospora (Pseudoperonospora cubensis ; Oomycota). Il patogeno attacca tutte le cucurbitacee ed in particolare melone, cetriolo e zucchino (e zucca) mentre il cocomero è meno sensibile. I sintomi sono simili nelle varie cucurbitacee: macchie fogliari traslucide sulla pagina superiore a contorno più o meno angoloso, con comparsa in corrispondenza nella pagina inferiore di una muffetta grigio-violacea (®Cetriolo). DIFESA: è basata su misure preventive quali arieggiamento delle colture protette e oculate irrigazioni e su trattamenti con fungicidi, soprattutto in pieno campo. Sono disponibili numerose sostanze attive singole o in varie miscele, tradizionali (rameici, ditiocarbammati, chlorotalonil) o moderne (es. ametocradin, azoxystrobin, cyazofamid, dimethomorph, famoxadone, fenamidone, fluopicolide, fosetyl-Al, mandipropamid, metalaxyl, metalaxyl-M, propamocarb, pyraclostrobin, zoxamide). ul a ri e- o i- e e od e zed, s o, e ni o ino ti e di a- nni A: eti mee G 479 f Alternariosi* (Alternaria cucumerina ; Asc.). Oltre al melone può colpire altre cucur- bitacee (es. cetriolo e zucchino). Su melone attacca foglie e frutti. Sulle prime determina piccole macchie circolari brune con l area centrale più chiara, che poi si accrescono formando una leggera depressione e possono anche interessare l intero lembo, causandone il disseccamento e la caduta. I frutti manifestano pure macchie circolari brune, depresse, su cui si può sviluppare una efflorescenza polverosa nero-oliva. Il patogeno si conserva per 1-2 anni come micelio sui residui colturali infetti, da cui vengono prodotti i conidi che, veicolati dal vento, originano le infezioni primarie. Da queste si originano nel campo infetto attraverso i conidi trasportati dal vento e dall acqua le infezioni secondarie. La malattia è favorita da condizioni climatiche caldo-umide e da prolungate bagnature, con optimum di temperatura intorno a 18°C. DIFESA: è basata sia su misure profilattiche (rotazioni di almeno 2 anni, eliminazione dei residui colturali infetti o profonda aratura, esclusione delle irrigazioni sovrachioma, impiego di varietà tolleranti), sia sull applicazione preventiva di idonei fungicidi. G Antracnosi* (Gloeosporium orbiculare, syn. Colletotrichum orbiculare, syn. C. lage- naria ; Asc.). Può colpire melone, cetriolo e cocomero e attacca tutti gli organi aerei (®Cetriolo). Botrite* (tel. Botryotinia fuckeliana, an. Botrytis cinerea ; Asc.). Fungo assai polifago, può colpire anche il melone, specialmente a livello dei frutti, sia in campo sia dopo la raccolta (®Cetriolo). Cancro gommoso** (Stagonosporopsis cucurbitacearum, syn. Didymella bryoniae ; Asc.). particolarmente dannoso per il melone, ma può colpire anche le altre cucurbitacee specialmente zucchino e cetriolo, sia in serra che in pieno campo. Le giovani piante sono attaccate a livello del colletto e delle foglie cotiledonari (su cui compaiono macchie nerastre) e possono anche morire. La sintomatologia sulle piante adulte è diversificata: sul fusto cancri che emettono un essudato gommoso di colore rosso-bruno, sulle foglie macchie necrotiche rotondeggianti circondate da un alone giallastro, sui frutti macchie dapprima idropiche, che in seguito imbruniscono ed emettono un essudato simile a quello dei fusti. Su tutti i tessuti colpiti si possono sviluppare i corpi fruttiferi, costituiti da minuscoli corpiccioli neri o bruni (picnidi). Il patogeno si conserva nei residui colturali e a livello del seme. Le infezioni sono favorite da piogge ed elevate umidità con temperature intorno a 20°C e anche dalle ferite. DIFESA: è basata sia su G02_3_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 479 5/30/18 9:44 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini