SEZIONE G

G 480 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE misure agronomiche preventive (ampie rotazioni e distruzione dei residui colturali infetti, impiego di seme sano o conciato con fungicidi, irrigazioni controllate), sia sull applicazione di fungicidi in vegetazione alla comparsa dei primi sintomi (es azoxystrobin); in serra è inoltre opportuno sterilizzare il terreno. Cladosporiosi* (Cladosporium cucumerinum ; Asc.). Molto pericolosa per il cetriolo, può colpire anche altre cucurbitacee tra cui il melone (®Cetriolo). Collasso delle cucurbitacee** (Monosporascus cannonballus ; Asc.). una sindrome che interessa diverse cucurbitacee (melone, cocomero, cetriolo) ed è causata da un complesso di agenti fungini e in particolare M. cannonballus (prevalente), Acremonium cucurbitacearum, Rizopycnis vagum, Plectosporium tabacinum. I sintomi si manifestano nella parte terminale del ciclo vegetativo, alcune settimane prima della raccolta, con ingiallimenti delle foglie, deperimento e marcescenza delle radici, cui seguono avvizzimento e morte della pianta. Tali sintomi possono essere confusi con quelli causati da altri funghi come quelli agenti di tracheomicosi. I patogeni si conservano sui residui colturali nel terreno: in particolare M. cannonballus dà origine ad abbondanti corpi fruttiferi sessuati (periteci) contenenti aschi e ascospore. DIFESA: è molto difficile ed è imperniata su misure agronomiche di carattere preventivo (es. ampi avvicendamenti colturali, innesto su piante resistenti o tolleranti) evitando stress idrici alla coltura in prossimità della raccolta. Corinesporiosi* (Corynespora cassiicola ; Asc.). Questa malattia è stata segnalata sulle cucurbitacee sia in pieno campo sia in ambiente protetto, e sembra meno frequente su melone. Si manifesta con macchiettature fogliari, inizialmente chiare e puntiformi, poi più estese e necrotizzanti. La diffusione in campo è affidata ai conidi trasportati dal vento; la penetrazione avviene tramite gli stomi o direttamente attraverso la cuticola; l inoculo si conserva sui residui e sul seme. DIFESA: rotazioni, impiego di varietà resistenti. Fusariosi** (Fusarium solani ; Asc.). Da non confondere con la tracheofusariosi (di natura vascolare), interessa diverse cucurbitacee (melone, cocomero, zucca, zucchino). Ne è responsabile una forma di F. solani, indicata anche come f.sp. cucurbitae, che può attaccare la pianta con due modalità: a livello della parte basale, su cui causa una forma di marciume pedale che porta al deperimento della pianta o anche alla sua morte nel caso di attacchi precoci, oppure a livello dei frutti, che manifestano tacche depresse da cui parte una marcescenza diffusa. Il patogeno, di norma presente nella forma sessuata, si conserva nel terreno e sul seme, da cui può attaccare direttamente le piante. DIFESA: è basata esclusivamente su misure preventive (impiego di seme sano o risanato con la concia, rotazioni di alcuni anni, uso di varietà poco sensibili). Mal bianco o Oidio*** (Golovinomyces orontii, syn. Erysiphe cichoracearum/ Podosphaera xanthii, syn. Sphaerotheca fuliginea ; Asc.). Malattia comune sulle cucurbitacee, in particolare melone, zucca e zucchino, cetriolo (®Cetriolo). Marciumi dei frutti* (Pythium spp., Phytophthora spp., Oomycota/Botrytis cinerea, Fusa- rium spp., Alternaria alternata, Stemphylium botryosum; Asc.; Rhizoctonia solani ; Bas.). Si tratta di una serie di patogeni, assai polifagi, che attaccano i frutti del melone e di altre G02_3_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 480 5/30/18 9:44 AM c p v m n e o fi c o N b a r p d c S T lo a s m v n c s n a a c p v in s g a to T p c s c m

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini