Nocciolo

G 488 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE spacca. Sui rami le tacche possono trasformarsi in cancri corticali, con il disseccamento della parte distale. Il patogeno, che non presenta la forma sessuata, si conserva sugli organi colpiti in ammassi stromatici, dai quali si sviluppano i conidi responsabili della diffusione della malattia. Le infezioni sono favorite dalle piogge e dalle elevate umidità e bagnature. DIFESA: è basata sia su interventi agronomici (distruzione degli organi colpiti, arieggiamento delle piante con la potatura, impiego di cultivar resistenti) sia sulla protezione chimica (applicazione di prodotti rameici). C fo g n D G c u a n c v Ruggine* (Gymnosporangium clavariiforme; Bas.) (®Biancospino). b Colpo di fuoco batterico*** (Erwinia amylovora ; Gracilicutes). Importante malattia delle rosacee, tra cui il nespolo (®Pero). Nocciolo (Corylus spp.) R Afidi del nocciolo*** (Corylobium avellanae, Myzocallis coryli ; Rinc. Afid.). Il primo c fo a in afide infesta di norma l asse dei germogli, più raramente la pagina inferiore delle giovani foglie. Il secondo afide vive sulla pagina inferiore delle giovani foglie. Entrambe le specie compiono un olociclo monoico. DIFESA: non necessaria. Agrilo verde* (Agrilus viridis subsp. ignotus ; Col. Bupr.). Lungo 4,5-10 mm, è carat- terizzato da una notevole variabilità cromatica (verde, blu, rosso rameico, bronzato, ecc.). Le larve scavano nel fusto gallerie inizialmente sottoepidermiche per poi inoltrarsi progressivamente nel legno. Gli adulti compaiono in maggio e le femmine depongono le uova in placche di 6-7 elementi, ricoperte di muco che indurisce all aria. Le larve raggiungono la maturità in settembre-ottobre, quindi entrano in diapausa invernale per poi compiere la metamorfosi in aprile-maggio dell anno successivo. DIFESA: ricorso al taglio e alla bruciatura dei rami infestati; trattamento localizzato al fusto con piretroidi alla nascita delle larve o quando queste sono ancora localizzate in superficie. Balanino del nocciolo** (Curculio nucum ; Col. Curcul.). Gli adulti compaiono all ini- zio della primavera e si nutrono sforacchiando le foglie e le giovani nocciole. Le femmine depongono uova isolate entro un foro praticato nelle nocciole. La larva (apoda, ricurva, lunga fino a 15 mm) si sviluppa divorando la mandorla e a maturità fuoriesce aprendosi, nel guscio della nocciola, un piccolo foro rotondo per interrarsi. Compie una sola generazione all anno e sverna allo stato adulto all interno della sua cella d impupamento. DIFESA: eventuale ricorso al trattamento contro gli adulti con clorantraniliprole o preparati abbattenti (es. etofenprox). Cimici verdi*** (Nezara viridula, Palomena prasina ; Rinc. Pentat.). Sono cimici di colore verde. La forma torquata di N. viridula si distingue dalla f. smaragdula per le parti anteriori del campo e del protorace e per il bordo delle emielitre di colore crema. P. prasina si distingue dalla f. smaragdula di N. viridula per il lobo mediano del capo che è distinto e non coperto dai lobi laterali. Nezara viridula è bivoltina, mentre P. prasina compie 2-3 generazioni all anno. Entrambe svernano con adulti riparti alla superficie del suolo, in mezzo alla vegetazione erbacea disseccata. Adulti e forme giovanili pungono le nocciole causando la comparsa di cimiciato , rappresentato dall annerimento e dal disseccamento della mandorla. DIFESA: intervento alla comparsa delle popolazioni giovanili con l impiego di preparati caratterizzati da un azione abbattente (es. etofenprox, lambdacialotrina). G02_3_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 488 5/30/18 9:44 AM e A f C m d in m la o a s s tr n u v L r n d d n fu a e m s m s

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini