SEZIONE G

N Nocciolo (Corylus spp.) o li a à la a o oe to, roe r al di ima, ema n- di e eel e a one e e f G 489 Cocciniglia gobba della quercia* (Parthenolecanium rufulum ; Rinc. Cocc.). di forma ovale-allungata, convessa, dorsalmente rossastra e con fascia perimetrale grigia o giallastra. Infesta i rami e compie una sola generazione partenogenetica all anno, con nascita delle neanidi in giugno-luglio e svernamento con neanidi della II età. DIFESA: non necessaria. Gonocero o coreide del nocciolo*** (Gonocerus acuteangulatus ; Rinc. Cor.). una cimice color nocciola, lunga 12-15 mm, con l angolo posteriore del pronoto fornito di una grossa punta. Sverna allo stato adulto riparato alla superficie del suolo, in mezzo alla vegetazione arbustiva ed erbacea disseccata. Compie una sola generazione all anno con nascita delle neanidi in giugno. Adulti e forme giovanili pungono le nocciole causando l aborto della mandorla. DIFESA: interventi come per le cimici verdi Nezara viridula e Palomena prasina. Rodilegno giallo*** (Zeuzera pyrina ; Lepid. Coss.). Le larve (gialle con punti neri, con capsula cefalica e placca toracica nere, lunghe 5 cm) scavano, nei rami, gallerie dal cui foro di uscita fuoriescono rosura in forma granulare e liquido linfatico. ®Pero per gli altri aspetti morfologici dell insetto e la biologia. DIFESA: taglio e distruzione dei rami infestati dalle larve. Acaro delle gemme del nocciolo*** (Phytoptus avellanae ; Acar. Eriof.). Causa la trasformazione delle gemme in una grossa galla, fra le cui scaglie si annidano le varie forme dell eriofide. Trascorre l inverno annidato nelle gemme trasformate in galle. In febbraio iniziano le ovodeposizioni e le nascite. Con il disseccamento delle galle gli eriofidi migrano sulle gemme neoformate, all interno delle quali si moltiplicano e svolgono la loro azione cecidogena. DIFESA: intervento con zolfi nel periodo aprile-giugno, in occasione della migrazione degli eriofidi sulle gemme neoformate. Cancro rameale* (Biscogniauxia mediterranea, Phomopsis sp.; Asc.). In questi ultimi anni è stata rilevata la presenza nei cancri osservati su piante di nocciolo di queste due specie fungine, particolarmente presenti in noccioleti con alta incidenza di Mal dello stacco. Altre specie contaminanti in ordine di frequenza di isolamento, e che sono state trovate su gemme, fiori femminili e frutti, sia sintomatici che asintomatici, sono Alternaria sp., Epicoccum spp., Phomopsis sp., Penicillium spp. e Aspergillus spp. Questi ultimi due generi sono notoriamente capaci di produrre micotossine, ma ciò è stato verificato solo in pochi casi. G Lento deperimento** (Fomitiporia mediterranea ; Bas.). Recentemente questo fungo è risultato associato a noccioli affetti da vistosi fenomeni di deperimento lento (slow decline) che portano a morte le branche principali e, nel tempo, l intera pianta. Gli attacchi di F. mediterranea, un basidiomicete agente di carie bianca (coinvolto anche nella sindrome dell esca della vite), si evidenziano nella parte basale e nelle branche. DIFESA: in noccioleti ben curati, la tempestiva asportazione delle branche morte e l incapacità del fungo di produrre carpofori su branche ancora vive, benché deperienti, consentono di arginare gli esiti delle infezioni. Tuttavia processi di carie bianca potrebbero essere attivi e gravi all interno della pianta, anche se non apprezzabili visivamente. La presenza di F. mediterranea su nocciolo non è sorprendente poiché sono numerosi i tagli che le piante subiscono ogni anno per l asportazione dei polloni basali ed è ben noto che tutti i basidiomiceti sfruttano le ferite per infettare con successo le piante. Dove possibile, si consiglia sempre di disinfettare le ferite provocate dalle operazioni agronomiche. G02_3_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 489 5/30/18 9:44 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini