SEZIONE G

G 492 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE fortemente imbrunito. Prove di patogenicità, con batteri artificialmente inoculati, hanno evidenziato la comparsa di sintomi quasi esclusivamente in situazioni di stress (idrico, termico, ecc.), facendo ipotizzare che si possa trattare di una malattia a eziologia complessa. Attualmente la malattia pare in fase di regressione rispetto a 10-15 anni fa. Ciò probabilmente è conseguenza sia dell applicazione adeguata di strategie di controllo integrate, che hanno permesso di ridurre i rischi di disseminazione del batterio all interno e tra gli impianti, sia delle condizioni climatiche che hanno caratterizzato questi ultimi anni. Tuttavia, in alcune aree anche molto ristrette, i sintomi della malattia sono ancora evidenti e una delle cv. più diffuse nella coltivazione italiana, la Tonda Gentile Romana, è notoriamente molto suscettibile alla malattia. P. syringae pv. syringae causa l avvizzimento dei rametti e talvolta di intere branche. P. syringae pv. coryli causa necrosi apicale dei germogli all inizio della ripresa vegetativa, cancri sui fusticini, necrosi delle nervature fogliari e cancri longitudinali su rami e branche. DIFESA: la moria è una malattia particolarmente distruttiva e in alcuni casi si può ricorrere al rame e all acibenzolar-S-metil. Pertanto, il controllo della sua diffusione è principalmente basato sull attuazione di molteplici pratiche agronomico-colturali (concimazioni equilibrate, asportazione di parti infette, distruzione dei focolai d infezione incoraggiata dall intervento legislativo n. 307 del 1999, controllo del materiale di propagazione). Anche l apporto di sostanza organica al terreno, oltre a migliorare lo stato di salute delle piante, le rende meno recettive all attacco dei patogeni, diminuendo nel tempo l inoculo potenziale. Avvizzimento o Necrosi batterica** (Xanthomonas arboricola pv. corylina ; Gracili- cutes). un patogeno da quarantena, iscritto nella lista A2 dell EPPO. stato isolato per la prima volta in Oregon (Usa) su Corylus maxima ; in quella circostanza fu coniato il termine anglosassone hazelnut blight per descrivere i sintomi di avvizzimento che presentavano le piante. In Australia è considerata la più grave malattia del nocciolo. Essa provoca l avvizzimento specialmente dei germogli dell anno e, in tal modo, può compromettere la vitalità di giovani piante (fino a 4 anni di età) o danneggiare quelle adulte con decrementi della produzione di nocciole. In Italia danni consistenti vengono lamentati dai vivaisti, in quanto le piantine possono morire o diventare incommerciabili. Nei noccioleti si assiste spesso a sintomi caratteristici a carico del frutto, in particolare del suo involucro, le cui brattee presentano tacche grossolanamente circolari, all inizio idropiche, di pochi millimetri di diametro che tendono a divenire grigiastre a maturità con margine rossiccio. stata riscontrata una certa interazione tra batteri appartenenti a diversi generi, tra i quali X. a. pv. corylina, Erwinia spp., Pectobacterium spp. e Pseudomonas spp. e fattori climatici (maggiore piovosità, basse temperature invernali, gelate primaverili, ecc.). Attualmente, la diagnosi è basata su metodi tradizionali che necessitano di tempi lunghi per la risposta e non sono sensibili al punto da consentire l accertamento dello stato sanitario del materiale di propagazione asintomatico, come è riportato sul protocollo di riferimento dell EPPO (2004). DIFESA: trattamenti al bruno con preparati rameici. v Mosaico* (Apple mosaic virus 5 ApMV; gen. Ilarvirus). Si manifesta con la presenza sulle foglie di areole giallastre di forma ed estensione variabili. L agente della malattia si trasmette attraverso il materiale di propagazione vegetativa e in nocciolo anche tramite il seme. DIFESA: propagazione di piante sane. G02_3_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 492 5/30/18 9:44 AM

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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini