SEZIONE G

N Noce comune ( Juglans regia) e Noce nero ( Juglans nigra) Cancro pustoloso* (Melanconium juglandinum ; Asc.). Questa malattia ha un decorso lento e un modesto potenziale epidemiologico. Essa si manifesta con disseccamenti dei rami a partire dall apice verso la base; la sezione delle zone colpite mostra imbrunimenti interni in quanto il patogeno può colpire floema, xilema e anche l alburno. Il genere Melanconium forma acervuli sottocuticolari nerastri che erompono rilasciando conidi unicellulari. DIFESA: non esistono metodi di lotta diretta. n o, ti di lia. Cancro rameale* (Geosmithia morbida ; Asc.). La malattia, di recente segnalazione e chiamata negli USA malattia dei mille cancri , è dovuta a una specie virulenta del gen. Geosmithia veicolata da insetti scolitidi (in particolare da Pityophthorus juglandis): l infezione si realizza a causa dell attività dell insetto, il quale, scavando sotto la cortecccia, porta i propaguli del fungo a contatto con i tessuti floematici della pianta. I sintomi esteriori dell attacco sono dati da cancri rameali, ma il patogeno è insediato nel floema che distrugge portando a morte la pianta nel giro di pochi anni dalla comparsa dei primi sintomi. Il patogeno è stato inserito nelle lista di allerta della EPPO. DIFESA: attualmente non esistono metodi di lotta diretta; nei confronti di questa malattia vengono applicati protocolli di quarantena. di ao p. e e ze o Carie del legno* (Heterobasidion sp., Ganoderma sp., Phellinus sp.) (®Pioppo). Disseccamenti rameali* (Cytospora juglandina, Diaporthe juglandina, Phomopsis juglandina ; Asc.). Si tratta di disseccamenti indotti da cancri, spesso localizzati inizialmente all inserzione di gemme e rametti, di forma allungata e di colore rosso-brunastro, i quali possono circondare per intero il ramo o la branca provocando la morte della sovrastante porzione di ramo. Sulla superficie dei cancri compaiono gli organi di riproduzione del fungo in forma di picnidi, i quali liberano i propaguli infettanti (conidi). Il fungo è considerato un parassita opportunista, quindi in grado di produrre danni solo su piante già debilitate per altre cause. DIFESA: non necessaria. e ao ea e; ia o ia uaa ne o. ti i, aai G 495 G Marciume canceroso* (Ilyonectria radicicola ; Asc.). Si tratta di un patogeno che, uni- tamente al suo anamorfo Cylindrocarpon radicicola, è in grado di svilupparsi su molte piante dove causa marciumi radicali. DIFESA: non esistono metodi di lotta diretta. Marciume radicale fibroso** (Armillaria mellea ; Bas.) (®Pioppi). Marciume scleroziale bianco* (Athelia rolfsii, syn. Sclerotium rolfsii; Incerta sedis). specie polifaga che predilige piante carnose come la barbabietola. Ha un optimum termico a 25-30 °C. Sulle radici attaccate si possono osservare sottili fili miceliali biancastri nella massa dei quali si formano sclerozi. In Italia è stata segnalata su noce nel 1995. DIFESA: non esistono metodi di lotta diretta. Seccume fogliare lanugginoso* (Microstroma juglandis ; Bas.). I sintomi primaverili consistono in maculature decolorate sulla faccia superiore delle foglie; al di sotto appaiono quindi macchie ricoperte di una polvere biancastra e lanugginosa che tendono a concentrarsi attorno alle venature. Si ritiene che il fungo sverni in forma stromatica nelle foglie cadute a terra. DIFESA: data la scarsa incidenza economica non sono previsti interventi; si possono asportare gli scopazzi. b Fistole** (Brenneria nigrifluens ; Gracilicutes). Si tratta di una malattia di recente se- gnalazione che si manifesta inizialmente con tacche corticali che evolvono in cancri longitudinali e ovaleggianti, che trasudano un liquido brunastro; l area necrotizzata G02_3_3_Fitopatologia,Entomologia.indd 495 5/30/18 9:49 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini