10.4 Tassonomia

G 50 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE GENERALE 10.4 Tassonomia. L assenza di riproduzione sessuata non consente la classificazione dei batteri secondo i normali canoni tassonomici e quindi, allo scopo, esiste una chiave analitica che permette di individuare gli agenti patogeni attraverso differenziali prestabiliti. Attualmente una definizione di specie batterica che soddisfi le esigenze di diversità con le altre specie e di somiglianza all interno della specie, è la seguente: Una specie batterica è costituita da un gruppo di ceppi che mostrano un grado elevato di somiglianza fenotipica a livello globale e che si distinguono tra altri gruppi di ceppi correlati per un grande numero di caratteri indipendenti . Di conseguenza una descrizione esauriente di una specie batterica dovrebbe presentare caratteristiche fenotipiche e genotipiche le più complete possibile. La tassonomia dei batteri fitopatogeni è stata contraddistinta fino agli anni Cinquanta dalla tendenza generalizzata di coniare una specie ogni volta che un determinato batterio era trovato su una pianta ospite sulla quale non era mai stata segnalata la presenza di batteri fitopatogeni o che presentava una nuova sintomatologia su di un particolare organo. Ciò ha condotto a una notevole proliferazione di nomi differenti, spesso riferiti alla stessa entità tassonomica. Negli anni Sessanta e Settanta, quando i ceppi di riferimento validi iniziarono a circolare con frequenza, sono stati eseguiti numerosi studi comparativi che, sulla base di nuove regole, hanno rideterminato le specie valide, i sinonimi e le specie da rifiutare. Gli ultimi anni sono caratterizzati dalla sempre maggiore importanza data alle tecniche miranti a indagare la struttura genetica delle specie batteriche. Il Codice Internazionale di Nomenclatura Batterica richiede la designazione, per ogni specie, di un particolare ceppo-tipo rappresentativo della specie stessa. Esso quindi rappresenterà un permanente esempio della specie al quale riferirsi sia in fase di identificazione di isolati, sia durante studi comparativi per evidenziare particolari caratteristiche della specie. L isolato rappresenta una coltura pura in fase di studio, mentre il ceppo è generalmente l isolato caratterizzato. Una specie, non solo batterica, è correttamente riportata quando il nome specifico è indicato con il sistema binomiale di genere e specie ed è seguito dal cognome del primo classificatore al quale, eventualmente, va fatto seguire il cognome del principale autore che ha aggiornato le caratteristiche della specie (es. Erwinia amylovora (Burril) Winslow et al.). La specie può essere poi accompagnata dalla sottospecie (subsp.) basata su minori, ma consistenti differenze fenotipiche all interno di una specie. Gruppi di ceppi possono essere inoltre distinti tra loro in termini di: biotipo (differenze nelle proprietà biochimiche che si evidenziano attraverso l utilizzazione di particolari substrati o fisiologiche sulla base di temperarature massime di crescita); razza (differenze sulla base di diverse specie ospiti); fagotipo (vecchia caratterizzazione in base alle reazioni nei confronti dei diversi batteriofagi); serotipo (caratterizzazione effettuata su base sierologica e cioè proprietà antigeniche); gruppo (un certo numero di ceppi accomunati da alcune caratteristiche, siano esse biochimiche, nutrizionali o patogenetiche); coltura (popolazione di cellule batteriche conservata in tubo in particolari condizioni che ne consentono la sopravvivenza). Infine c è il concetto di pathovar (pv.) con il quale si intende un ceppo o una serie di ceppi aventi identiche o molto simili caratteristiche, differenziabili dai ceppi della stessa specie sulla base di una caratteristica patogenicità nei confronti di una o più piante ospiti. Il patotipo è il ceppo-tipo di riferimento ed è dotato di note caratteristiche di G01_1_Fitopatologia.indd 50 15/06/18 09:23 v p d m m c E u s a b h a d g c n v fi d a b c c c P d

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini