SEZIONE G

G 502 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE oppure dalla pianta medesima. Si tratta di funghi saprofiti, che si sviluppano a spese delle sostanze zuccherine della melata e sono favoriti da elevate umidità e temperature. I danni sono soprattutto indiretti, collegati alla schermatura della vegetazione che limita la fotosintesi e gli scambi gassosi della pianta, ma possono riguardare anche i frutti che risultano deturpati. DIFESA: è fondamentalmente di tipo indiretto, finalizzata a eliminare gli insetti produttori di melata o a evitare le cause di disturbo al metabolismo della pianta; utili possono risultare anche interventi (es. con rame) rivolti a limitare lo sviluppo dei funghi agenti di fumaggine. p d c a e P Marciume delle drupe* (Camarosporium dalmaticum ; Asc.). Colpisce i frutti, su cui si manifesta una tacca infossata, rotondeggiante e bruna, del diametro di 3-6 mm, con margini ben delimitati e tessuti sottostanti suberificati, su cui si sviluppano minute punteggiature nere costituite dai picnidi, che provvedono a diffondere la malattia attraverso i conidi. Il patogeno è un debole parassita e può attaccare le olive solo se trasportato dal cecidomide Prolasioptera berlesiana (parassita della mosca Bactrocera oleae) nelle ferite provocate dalla mosca stessa. Il danno deriva dal deturpamento delle drupe. DIFESA: è opportuna soprattutto su olive da mensa ed è basata su interventi con insetticidi contro la mosca, associati a un composto rameico. r n p a io a c s e m d Lebbra** (Colletotrichum spp.; Asc.). Nota anche come antracnosi, è presente in Italia V soprattutto negli ambienti meridionali e può essere causata da diverse specie di Colletotrichum, in particolare C. gloeosporioides e C. acutatum. I sintomi si manifestano principalmente sui frutti in corso di maturazione, con macchie rotondeggianti depresse, dapprima violacee, poi giallastre, che possono estendersi a tutta la drupa causandone il raggrinzimento e la mummificazione e anche la caduta precoce. Può colpire, specialmente nelle primavere piovose e miti, anche tutti gli organi verdi della pianta che manifestano vistosi sintomi di clorosi fogliari. I danni riguardano primariamente la produzione a seguito della caduta precoce dei frutti e, nel caso delle olive da olio, anche la qualità dell olio stesso (colore rosato ed elevata acidità). Il patogeno è in grado di infettare direttamente i tessuti, ma può essere agevolato nella sua penetrazione da ferite provocate da altri agenti biotici come la mosca delle olive, che può anche esserne il vettore. Il suo sviluppo è favorito da andamenti climatici umidi e piovosi. DIFESA: è basata sia sulla prevenzione agronomica (potature atte a favorire l arieggiamento, adeguata sistemazione del terreno), sia su interventi chimici (trattamenti con prodotti cuprici in autunno, specialmente in presenza di piogge frequenti). m a p d m n lo n ta lu d p a p e n la n Occhio di pavone*** (Venturia oleaginea, syn. Cycloconium oleagineum; Asc.). la più pericolosa malattia fungina dell olivo. Può colpire le parti erbacee della pianta e in particolare le foglie, su cui determina macchie circolari zonate, a strisce giallo-brune, del diametro di circa 1 cm, più scure nella zona periferica, che ricordano quelle delle penne caudali del pavone, oppure piccole macchie brune rotondeggianti, isolate o confluenti. Le foglie ingialliscono e cadono facilmente. Sul giovani rametti le macchie sono meno evidenti e appaiono di colore nerastro a superficie polverulenta, mentre sui frutti le macchie sono irregolari e coperte da una efflorescenza grigia vellutata. Sulle parti colpite si sviluppano le fruttificazioni (conidi), responsabili della diffusione della malattia. Le infezioni richiedono lunghe bagnature e la temperatura ottimale si aggira intorno ai 20 °C. Il periodo d incubazione varia da 1 a 3 mesi. Il patogeno si conserva come micelio nelle foglie infette, sia cadute, sia sulla pianta. DIFESA: è imperniata sulla G02_3_3_Fitopatologia,Entomologia.indd 502 5/30/18 9:49 AM b R d s li c u c tr c

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini